La coerenza


La coerenza è legata alla logicità di ciò che si sceglie e si decide di seguire, il dogmatismo e la “radicalità” di tale pensiero distruggono ogni forma di contraddizione,cioè, suggeriscono dei continui rimandi ad un sempre più esigente proposito di unione tra ciò che si dice e quello che si fa, senza cercare a tutti i costi una scusante per la mancanza di costanza nella sua applicazione, nel terzo precetto del dojo-kun si recita: “ hitotsu, doryoku no seishin o yashinau koto” il karate è mezzo per rafforzare la costanza(coerenza) dello spirito.

Il “Do” (cammino di perfezione) è sicuramente un grande impegno, è la più alta forma di coerenza che un praticante di arti marziali possa affrontare, poiché lo stesso esige una grande abnegazione e lucidità di intenti e costringe l’adepto ad una concretizzazione volontaria e perenne che lo spinge sempre verso un progetto di “impegno alla perfezione” molto difficile da seguire Shisei (retto, giusto atteggiamento).

L’idea di coerenza non viene spiegata in nessun manuale, tantomeno esistono scuole che possano formare l’adepto in tal senso, tuttavia, il dojo-kun è la più evidente testimonianza di un “contratto stipulato” da maestri venuti prima di noi verso quei precetti filosofici taoisti e buddisti adattati alla pratica marziale perché la stessa potesse divenire anche una dottrina di vita e di armonia: nel Budo il movimento del corpo deve prima di tutto generare un legame con lo spirito “ken shin ici”.

Quando un maestro esorta il proprio allievo a dare il meglio di sé, ad essere coerente, si pone esso stesso come esempio di coerenza e disponibilità a crescere e fare crescere chi ha riposto in lui la fiducia dedicandogli una parte del suo tempo, della sua vita uniformandosi con naturalezza nel rapporto encomiastico della perpetuazione della tradizione marziale e dell’ interscambio, ripetere assieme, maestro e allievi, il doju-kun ha anche questo proposito.

E’ bene ricordare che nelle arti marziali l’accademica interpretazione del Do non porta da nessuna parte; il Do virtuale non è la vera via del guerriero, esso segue la via dell’azione e della pratica profonda poiché in tale arte è richiesta la competenza pratica e la predisposizione spirituale al sacrificio e alla disponibilità ad apprendere.

Per tale motivo il M° Funakoshi si sforzò di andare al di là del karate fisico come pure di quello esclusivamente “figurato”ricercando una Do che andava oltre la tradizione nipponica. Indagando nella religione e nelle arti millenarie guerriere fece “evolvere” il suo karatedo in qualcosa di ancora più immenso perché potesse trasformarsi in un’arte eterna traboccante di virtù utili all’intera umanità.

L’interesse reale del Maestro Funakoshi si fondava sull’ impegno di rendere il karate un’arte e non uno sport “unilineare”, una trappola invece dove siamo ruzzolati noi praticanti moderni; il Maestro pensava a qualcosa di più di una semplice attività ginnica, con coerenza egli offrì il karate ai posteri come un prototipo di trasformazione umana unico nel suo genere, utile a tutti indistintamente dalla razza, dalla religione, o dall’età.

Per il Maestro Funakoshi il vero praticante doveva “assorbirsi e farsi assorbire” dalla pratica marziale applicata alla vita di tutti i giorni (keiko), infatti questo vocabolo tradotto letteralmente ha come significato “pensare alla saggezza trasmessa dalla tradizione”, Kei (pensare, esaminare), Ko (bocca) che unito all’ideogramma giapponese del numero dieci indica “sapienza tramandata da dieci generazioni”, educazione della mente secondo norme morali(shu shin ho).


KARATE DOJO TAKAHASHI
Tel. 347/6954443 Maestro Gianni Vittonatti
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