
L’equilibrio nella tecnica del karate
Nel karate molto spesso si
sente parlare della “spinta dell’anca”, nondimeno tale tecnica è molto
difficile da realizzare, poiché, comunque, nei passi e negli spostamenti in
avanti, indietro o laterali il corpo tende a sollevarsi e di conseguenza la
“reazione” che ne riceve dallo spostamento porta lo stesso a salire verso
l’alto.
Nella stabilità delle tecniche una funzione importante la riveste il
piede d’appoggio che, se solidamente posizionato, eserciterà una spinta sul
pavimento restituendo proporzionalmente
la potenza allo spostamento del corpo e di conseguenza al colpo di pugno,
calcio o parata.
I punti forti di questa tecnica sono l’oscillazione dell’anca e l’equilibrio: senza
tali presupposti l’azione tende a dissolversi in qualcosa di inutile e
controproducente dal punto di vista dell’efficacia marziale.
Il baricentro (punto in cui si
applica la risultante delle forze di gravità che agiscono nei diversi punti del
corpo umano) non deve mai spostarsi e uscire dall’aria di base dell’appoggio
dei piedi ma deve comunque essere sempre leggermente in avanti rispetto
all’azione del corpo, pena il rallentamento e l’inefficacia della tecnica
nonché la perdita di equilibrio; chiaramente questo “essere avanti con il
corpo” non deve esporci a colpi di anticipo da parte dell’avversario ma ci serve per utilizzare meglio la
“catena estensore dell’anca”, del basso addome e del pavimento pelvico.
L’equilibrio dipende in primis dalla nostra psiche poi dal
sistema biologico, da quello sensoriale degli occhi, dal meccanismo del sistema di equilibrio
dell’orecchio interno ed infine dal senso di posizione e movimento nei piedi e
dalla respirazione, con un buon equilibrio saremo in grado di “liberare il
baricentro corporeo” per impiegarlo al meglio nei colpi di karate.
Le tecniche di calcio insieme
al controllo del baricentro del corpo sono molto importanti per affinare la propriocezione e l’orientamento
del corpo nello spazio: la consapevolezza di “sentire” il proprio baricentro,
senza doverlo per forza guardare, è un ottimo metodo per esercitare i “piccoli
muscoli stabilizzatori” che concorrono al nostro equilibrio posturale, tutto
ciò è strettamente legato alle abilità tecniche acquisite nell’arte a tal fine
è conveniente allenare gli estensori dell’anca (glutei), i quadricipiti
femorali e i polpacci.
In una disciplina di contatto fisico quale è il karate
la stabilità del corpo è molto spesso
compromessa da un contatto esterno (avversario) pertanto la nostra solidità,
durante un contatto fisico, è strettamente subordinata alla posizione delle
gambe che assumiamo (più è alta e
piccola la sua base meno siamo stabili) e dalla direzione della applicazione
della forza stessa.
Ciro Varone
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