
Il M. Semino ha scritto, a
seguito del campionato italiano ragazzi della Fesik, un articolo riguardante la
gara. Come ormai ci ha abituati il Maestro non e' la solita cronaca di una giornata
di gara ma molto di piu', e' motivo di riflessione, direi di " applicazione".
Leggiamo... Leggiamo gente e applichiamo.
AGONISMO, GIUDIZI, CAMPIONI, MEDAGLIE, E … DOJO KUN
di Ilio Semino
Ed arriva il giorno del Campionato Italiano Ragazzi. La gara più
impegnativa della Federazione perché in continua evoluzione numerica e tecnica.
Infatti dall’anno della fondazione la F.E.S.I.K. ha sottolineato attraverso
questa gara la sua maturazione e la sua espansione: basti citare l’evoluzione
registrata dal 2000 al 2002 dove si è passati da una presenza di circa 750
atleti agli oltre 1200 dei giorni nostri.
Il fondamentale ruolo della segreteria
nel preparare e gestire la gara: iscrizioni, categorie, tabelloni, classifiche,
tutto stoicamente coordinato da un “computer umano” quale l’infaticabile Sean
Henke, viene trasferito nelle mani dei giudici, degli arbitri e dei presidenti
di giuria. E meno male che il maestro Andrea Lotti è uomo di grande serenità ed
esperienza altrimenti sarebbero dolori!
Personalmente desidero effettuare una riflessione che la mia posizione
federale mi impone: occupandomi di una commissione che ha come compiti il
recupero dei valori tradizionali, filosofici, sociali e culturali del karate,
non mi riferirò a “livello tecnico”, a
“parametri internazionali” e ad “equità di giudizio”, elementi di appartenenza
di altri colleghi maggiormente esperti e certamente più idonei del sottoscritto
a farlo, ma semplicemente all’aspetto etico.
Una manifestazione che conta altre 1200
giovani dai sei ai quattordici anni deve essere, per forza di cose e per
naturale conseguenza, una festa. Ma una festa ordinata,
per fare in modo che, oltre ad una festa, sia una bella festa.
Il pubblico. Sappiamo bene che il
pubblico di una manifestazione giovanile di karate è prevalentemente formato da
parenti ed amici dei partecipanti. Principalmente perché i genitori sono
presenti per accompagnare i piccoli karateka e poi poiché, in questo tipo di
kermesse, l’aspetto spettacolare è piuttosto limitato e non richiama lo
spettatore anonimo.
A fronte di questo abbiamo avuto un
buon aiuto dagli spettatori del campionato: abbastanza ordinati e silenziosi, e
comunque diligentemente sistemati nelle ampie tribune del bellissimo Palaterme
di Montecatini.
Gli atleti sono stati un po’ meno
bravi. E, ripeto, non mi riferisco alla loro abilità tecnica, ma alla loro
disciplina. Correre di qua e di la, urlare, salire e scendere dalle transenne e
dagli spalti, sdraiarsi a terra fa certamente parte del repertorio della
preadolescenza, ma in una gara di karate dovrebbe essere contenuto. Da chi? Non
certamente dai ragazzi stessi, legittimamente autorizzati a scatenarsi in ogni
occasione…beata gioventù, come si dice, ma da coloro che ne sono responsabili.
E qui, purtroppo, è necessario fare un esame di coscienza.
Credo che nel karate, oltre ad essere
allenato il kihon, i kata ed il kumite, si debba anche insegnare l’ordine,
il rispetto e l’autocontrollo. Verso se
stessi, prima e conseguentemente verso gli altri.
I ragazzi preparati per la gara anche
dal punto di vista comportamentale, non meno importante di quello tecnico,
consentiranno uno svolgimento più sereno della competizione e contribuiranno a
trasmettere una immagine del karate completa, educativa e formativa.
Senza contare che un maggior ordine e
silenzio consente meno errori ed uno svolgimento più snello della gara: le
chiamate delle categorie, l’enunciazione dei voti, la concentrazione del
compagno-avversario nello svolgimento del suo esercizio, la maggior serenità
dell’arbitro nel giudicare.
Una gara di karate dovrebbe essere la
messa in pratica di tutte le cose imparate in palestra. Non possiamo, come tecnici,
come uomini e come Federazione, lasciare intendere che i nostri ragazzi non
siano educati alla concentrazione, all’autocontrollo, al rispetto ed alla
collaborazione. Perché sicuramente non è vero!
Mi permetto di suggerire ai colleghi
insegnanti di preparare la gara anche sotto questa forma, di prevedere
collaboratori che seguano i ragazzi ma non soltanto per il loro riscaldamento o
per i suggerimenti dell’ultimo minuto (che personalmente ritengo di scarsa
utilità) ma soprattutto per una loro ordinata sistemazione e concentrazione
(certamente più utile alla loro performance
di gara). Attenzione: benissimo gli applausi e gli incitamenti al compagno di
squadra, ma … fatti da karateka.
Una gara che si svolge in un ambiente ordinato, dove ognuno ha il suo
spazio per preparare l’esercizio, dove i tavoli della giuria non sono presi
d’assalto da chiunque, dove l’area di gara è sgombra ed attraente e recupera
quel fascino di tatami, sul quale il
combattente vive la sua battaglia immaginaria in silenzio, ed ascolta lo
scandire della votazione per udire al termine lo scatenato entusiasmo dei suoi
compagni, lascia certamente un altro sapore.
Abbiamo una gara giovanile che, per numero di partecipanti, è seconda
soltanto al “Trofeo Topolino”. Facciamo in modo che diventi un esempio, un
modello, una cosa da imitare. Ne abbiamo le possibilità.
Ho notato una grande attenzione da parte della dirigenza federale nelle persone
di Salvatore Andreetti, Luigi Arnone,
Daniela De Pretto al comportamento dei maestri e la ritengo una grande cosa; ho
potuto osservare il maestro Piero Lassi attento ed impegnato nel suo ruolo di
selezionatore anche nei quadrati dove gareggiavano categorie di grado
inferiore: pensare al futuro è la garanzia della continuità; la Commissione Tecnica,
rappresentata dal Maestro Michele Nicosia (a lui complimenti ed auguri per il
nuovo incarico), presente a garanzia di un karate serio e tradizionale. Un
sincero complimento agli arbitri per aver retto una massacrante “due giorni”,
tenendo sempre alto il livello di concentrazione nonostante le poche pause a
loro concesse.
Il Presidente Carlo Henke, onnipresente a testimonianza della serietà
della federazione, ha annunciato il progetto di istituire un corso per i
coaches con rilascio di abilitazione a seguito di esame. Sarebbe una novità
assoluta e penso una seria garanzia per lo svolgimento futuro delle gare.
La gara, considerati i
numeri, ha avuto uno svolgimento abbastanza rapido: sabato dalle 15,00 alle
19,00 e domenica dalla 09,00 alle 16,00. Fare tutto in circa 12 ore è stata una
impresa eccezionale. Possiamo fare meglio, e sono certo che con l’aiuto di
tutti lo faremo.
|
|

|

|