
Gyu Ippon Kumite
Sempre più spesso negli allenamenti di karate si escludono le forme preordinate di kumite:
gohon kumite kihon ippon, kihon sanbon kumite, gyu ippon kumite, nelle diverse forme,
omote, ura, nidan henka, oyo.
Molti insegnanti di karate ritengono che lo studio del gyu ippon kumite sia tempo perso,
forse per certi aspetti potrebbe essere vero: quando si allena il
kumite sotto l’aspetto sportivo (kumite shiai) alcune forme tradizionali
di kumite dichiarato possono risultare obsolete e
pertanto non adatte allo scopo del kumite uni dimensionale, dove la
relazione spazio-tempo caratterizza in
maniera preponderante il combattimento, tuttavia lo scopo delle forme
organizzate di kumite hanno obiettivi ben più importanti che la mera tecnica di attacco
o difesa.
Il gyu ippon kumite, per esempio, è un eccellente metodo di
comprensione della distanza, della finta, della respirazione
e di conseguenza della focalizzazione dell’ energia,
ma ancora di più esiste , all’interno dell’esercizio, un’insieme di
particolarità che sono indispensabili per arrivare al Kumite “tridimensionale”.
L’adepto di karate, attraverso questa forma di combattimento,
cerca di sviluppare:
a^ una articolata coordinazione tra movimento fisico e attività respiratoria
b^ approfondire le capacità di adattamento alle condizioni mutevoli di spazio e tempo
c^ la ampiezza di contrazione e decontrazione dei muscoli inferiori e superiori.
d^ organizzare e coordinare gli spostamenti del corpo in uscita e le linee d’entrata nei
contrattacchi.
e^ attendersi attacchi da angolazioni diverse o addirittura da più avversari.
La respirazione
È conveniente fissare un contatto percettivo tra attività
respiratori e l’inizio dell’attacco; la respirazione ha complesse funzioni, tra
le più importanti c’è sicuramente la localizzazione dell’energia al di sotto dell’ombellico
(Tanden), ponendo il praticante in una situazione di rilassamento
muscolare che permette di scagliare l’attacco senza nessuna contrazione
preparatoria per, poi, ottenere una contrazione massimale esclusivamente nel
momento dell’impatto, serbandosi quel
tanto di energia che permette il ritorno al di qua della soglia di forza.
Hikite e Shinite- Kisei, In e Yo (tecnica che nasce e tecnica che muore)
Nell’ esecuzione dello tsuki è di massima importanza la
spinta delle anche in avanti(koshino Ido),
invero, nella misura in cui esercitiamo la spinta, e insieme ad essa lo
spostamento del baricentro nella direzione del bersaglio, sviluppiamo un onda
d’urto che rende la nostra tecnica energica e contundente.
Il richiamo al lato del braccio opposto alla tecnica (Hikite)
serve come guida e compensatore di forza della tecnica che arriverà a bersaglio(Shinite).
Le spalle vanno mantenute
basse dall’inizio della tecnica fino al termine dell’esecuzione, sollevare le
spalle o pensare di esprimere Kime prima
dell’impatto rende la posizione instabile, rallenta la tecnica e decresce l’ onda d’urto
La Caviglia
La posizione della caviglia,
gioca un ruolo fondamentale poiché permette di rendere stabile la posizione e
incrementare la frustata dell’anca nel lancio della tecnica.
La caviglia posizionata con una corretta angolazione permette, oltre a tutto, lo
spostamento del baricentro nella direzione voluta.
La gamba anteriore
La funzione della gamba anteriore nella tecnica di karate è un punto cruciale,
in quanto, un’ errata impostazione della gamba può rendere nullo tutto
l’immagazzinamento della forza e della velocità.
Per potere accrescere l’energia cinetica traslazionale il ginocchio anteriore dovrà rimanere flesso
e fungere da catapulta per proiettare
il corpo in avanti e con esso il nostro centro di gravità.
Shikake Waza (finta)
Sapere fintare è un’ arte e tutte le arti marziali hanno
sempre posto molta enfasi su questo
aspetto che riveste un ruolo fondamentale nella riuscita della strategia
d’attacco.
Il famoso Samurai Miyamoto Musashi diceva: “il combattimento è la via dell’inganno”, e per
questo motivo che la finta è considerata un imperativo per ogni praticante di
Arte Marziale, i punti fondamentali della finta sono almeno tre:
1^ la finta deve apparire più vera possibile, il difensore non deve percepire
quando e come realmente arriverà il colpo.
Nel Gyu Ippon Kumite è molto difficile “ingannare” l’avversario in quanto egli già conosce la zona
dove viene sferrato l’attacco e quindi la ricerca del Kyo si presenta in pochissime occasioni.
2^ la pressione fisica e psicologica va esercitata cercando di variare il Maai sforzandosi
di individuare il proprio Ma, tuttavia, la pressione deve essere calibrata nel modo giusto,
in quanto se andassimo a spingere e chiudere troppo l’avversario potremmo incappare nel suo
Deai.
3^ la fiducia e la sicurezza che il nostro attacco giunga a buon fine.
La fiducia in noi stessi cresce a pari passo con l’esperienza di
pratica e il continuo confronto con l’altro, tuttavia, il confronto innalza per
contro anche barriere difensive talvolta insormontabili.
Queste forme di chiusura psichica devono servire a farci capire quanto possa risultare positivo
“vincere contro noi stessi”.
Le Parate
Nel karate il livello più alto da raggiungere è quello di
riuscire a neutralizzare un attacco con una semplice parata.
Le strategie applicabili a tale percorso sono molteplici, prima di
passare al combattimento libero bisogna
averne inteso bene il modo più razionale di applicazione, alcuni punti sono:
SASOI WAZA: che consiste nell’invitare l’avversario ad attaccarci, mostrandoci
volontariamente impreparati il suo attacco verrà sferrato proprio nel punto
dove noi vogliamo che venga portato cosicché per noi neutralizzare
l’attacco sarà molto più facile.
AMASHI WAZA: deviare la tecnica d’attacco sottraendo il nostro corpo all’ultimo istante
(TENI), prima di realizzare la parta vera e propria(utilizzando questa strategia possiamo
far fronte anche ad un avversario molto più forte di noi).
UKE WAZA: la tecnica di parata vera e propria che
risulterà ancora più efficace se abbiamo magistralmente applicato i primi
potremo arrivare alla tecnica di KUZUSHI WAZA(rompere l’equilibrio fisico
e/o mentale) per realizzare la tecnica risolutiva (TO DO ME).
Conclusioni
Lo studio del GYU IPPON KUMITE inizia da basi e principi
semplici fondamentali senza mai perdere di vista la qualità e l’efficacia dell’attacco e della difesa,
lo studio seguente sconfina in tutti quei aspetti del combattimento libero “tridimensionale”
o meglio IRIKUMI Kumite.
La pratica di questa forma di combattimento è senza limiti di
interpretazione e in essa si ricerca lo Yomi, lo Hyoshi e lo ShinGi
(preparazione mentale per controllare le nostre azioni-emozioni)
Il distacco che erroneamente molti credono ci sia tra il GYU IPPON KUMITE e il GYU KUMITE e il
GOSHIN DO svanisce come neve al sole se solosi pensa a queste
caratteristiche anteposte.
Nel combattimento “sportivo” si perde di vista l’efficacia della tecnica e della difesa personale
(GOSHINDO) a vantaggio della velocità e della dinamicità del movimento,
presupposti importanti ma non prevalenti in un Arte Marziale, anzi,
avvolte l’ esasperazione del gesto atletico spettacolare ci espone a pericoli
imprevedibili in una situazione di difesa personale reale.
Ciro Varone
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