
Karate: Absit Omen
In questo clima natalizio, dove tutti “diventano” più buoni, anche io voglio
porgere l’augurio a tutti i miei amici/allievi, praticanti, dirigenti e
colleghi maestri, senza però prima fare una disamine di quello che attualmente
siamo e che probabilmente diventeremo noi inguaribili appassionati di arti
marziali.
Un caro amico con una certa vena nostalgica ha scritto, sulla sua pagina web, che da
ragazzo quando pensava al duemila “favoleggiava”, io stesso mi proiettavo
spesso in questo periodo cercando di capire dove saremmo arrivati e
specialmente “che karate avremmo praticato”.
Ebbene l’arrivo del duemila ha portato anni bui e giorni tristi per il karate mondiale
e purtroppo credo che il peggio debba ancora arrivare: la scomparsa di alcuni
tra i più importanti e autorevoli maestri di karate, il proliferare di pseudo
organizzazioni e l’imbarbarimento delle “mode” ha reso molto difficile
stabilire con la base dei milioni di praticanti nel mondo una serie
di informazioni leali e costruttive e soprattutto in filo che ci leghi, senza
falsi moralismi, e ci faccia diventare veramente “una grande famiglia”, un
grande tetto che ci copra e ci tenga uniti nella ricerca e nella pratica senza
giocoforza mirare all’olimpo: ora che la “favola olimpica” è finita e
l’illusoria parvenza di “sport da combattimento” ha perso la sua forza propulsiva
possiamo, anzi dobbiamo, dirci aperti verbis che il karate non sarà mai uno sport e che
vivaddio questo per noi, forse, sarà anche ciò che salverà il karate da una falsificazione,
peraltro non voluta dalla stragrande
maggioranza dei praticanti, che giorno dopo giorno rende l’arte della mano
vuota sempre più povera di tradizione, memoria guerriera e realtà oggettiva.
La crisi generazionale legata soprattutto alla decadenza etica dello sport in generale e
delle arti marziali nello specifico ha fatto si che molti praticanti e
insegnanti di karate rincorressero effimeri obiettivi tralasciando l’erudizione
che scaturisce dalla pratica sincera e genuina dell’arte che se opportunamente
seguita accumunerebbe tutti noi sotto una unica casa comune, che porterebbe giovamento,
vantaggio, rigore e “legalità” per tutti.
A tal riguardo, affiora nella mia mente, ciò che molto spesso ci diciamo con altri insegnanti quando ci
si incontra: “per guidare una automobile serve avere la patente, per aprire un
qualsiasi locale pubblico sono necessari una sequela di permessi e di licenze,
per firmare progetti e opere occorre essere
laureati e avere una abilitazione statale, mentre per insegnare, aprire dei
corsi di karate, judo, kick-boxing, difesa personale e quant’altro non è
richiesto nessun diploma e tantomeno esiste qualcuno che verifiche il tuo
operato, soprattutto quello svolto nei corsi rivolto ai bambini che molto
spesso, sfortunatamente, solo le ignare vittime del nostro “stravagante e
variopinto mondo marziale”.
Il titolo di questo augurio
viene dal profondo del mio cuore (ab imo pectore) e la locuzione latina “absit
omen”, tradotta nella nostra madre lingua “sia assente il presagio” serva per
allontanare la mala sorte dalla nostra bellissima arte.
Buon Natale e buona pratica a tutti
Ciro Varone
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