Marziale, guerriero, bushi


Nel mondo delle arti marziali chi si allena per imparare a combattere viene chiamato guerriero, bushi.

In Oriente lo stesso appellativo ha definizioni decisamente diverse a seconda della zona: bushi in Giappone delineava il Samurai che combatteva per un signore; a differenza di Okinawa che bushi indicava un uomo che aveva approfondito concetti altissimi della pratica marziale ma anche spirituali, etici e morali.

Questo ci fa capire che una definizione di tale portata non può essere improntata esclusivamente sulla forza fisica, sull'ira e sullo scontro tra due persone, occorre invece fare ricorso alle più recondite energie mentali e fisiche, come pure alla volontà di affrontare una metamorfosi senza eguali che potrà verificarsi solo dalla fusione del nostro io con l'io universale.

Pochi sanno, solo gli adepti più anziani di pratica, che l'allenamento delle tecniche di combattimento sono praticate in prospettiva di una lotta molto più complessa e toccante, il combattimento contro se stessi.

Molti praticanti di arti marziali non si riconoscono nella definizione di "guerriero", ma anzi attribuiscono a tale significato un limite di quello che realmente è il loro impegno e sforzo psicofisico per rendersi realmente liberi dalla violenza e dalla guerra (budo, via per fermare la guerra).

La definizione "marziale" è presa in prestito dalla mitologia classica romana, dove Marte, padre di Romolo e Remo, rappresentava appunto il Dio della guerra e della violenza, pertanto il termine "marziale" andrebbe rivisto e quindi sostituito con un nome decisamente più appropriato magari di "minervale".

Minerva era una Dea nata da un'incontro tra Metide e Zeus, il quale temendo di perdere il suo trono, e dopo avere inghiottito Metide, si fece dare un colpo di ascia che gli aprì la testa e dalle quale nacque Atena (Minerva per la mitologia romana) ricoperta di un'armatura robusta e dorata.

Mentre Mars (Marte) era un Dio iracondo, poco astuto, talaltro nato senza nessuno coinvolgimento maschile, che riusciva a placare la sua ira solo con l'amore di Venere (nel dipinto rinascimentale del Botticelli si può osservare un Marte che dorme rabbonito dalla presenza della Dea al suo fianco), questa figura di un Dio disordinato e irruente poco si addice all'ambizioso obiettivo del budo che punta a valori molto più ascetici e profondi.

Guerriero è colui che lotta per se stesso, per la patria o per uno scopo, bushi è un uomo che lotta fisicamente, mentalmente e spiritualmente contro le forze oscure e le proprie paure, contro l'alienazione di tutte quelle virtù che permettono all'uomo di elevarsi verso una forma più evoluta di filantropia, di umanità e spiritualità che meravigliosamente bilancia due grandi forze: il bene e il male (Yin e Yang).

Ciro Varone


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