
TEN NO KATA ... non perdiamo le tradizioni
di Ilio Semino
Nella difficile
strada della maturazione tecnica, dopo trenta e più anni di pratica, si tende a
ritornare al passato, a rivedere le cose lasciate a suo tempo perché "troppo
semplici", "da principianti", ritenute obsolete ed inutili.
Personalmente mi
sono dedicato alla ricerca dei gesti elementari ed alla lettura profonda del
pensiero del maestro Funakoshi, divenuto ormai per me il punto di riferimento
per la mia futura pratica del karate.
Mi sono allenato
sotto la guida di maestri quali Luciano Parisi, dal quale ho imparato molto
rispetto ai pochi anni passati assieme, Hiroshi Shirai, al quale devo tutto
quello che ho imparato, cercando di "bere" ogni sua parola e di "imitare"
ogni suo gesto, (forse anche quando il karate non c'entrava nulla), Taiji Kase,
delle cui lezioni solo oggi comprendo la grandezza i contenuti e la difficoltà,
Keinosuke Enoeda, una tigre sul tatami ed un carisma indescrivibile...
Ho poi frequentato
decine di maestri italiani e stranieri dei quali ho cercato di comprendere gli
insegnamenti e le filosofie, le verità e le bugie, le idee e gli obiettivi,
facendone, in ogni caso, tesoro e linfa per andare avanti.
Oggi vado a
praticare con Nando Balzarro, Michele Scutaro, Rony Kluger, Santo Torre,
Yasunari Hishimi, Sauro Somigli, Spartaco Bertoletti, Massimo Di Luigi ...e
sono tornato a Funakoshi, proponendo ai miei "seguaci" il vecchio,
dimenticato e bistrattato Ten no kata.
Ten no kata è un
esercizio codificato dal Maestro e ritenuto dallo stesso fondamentale per
l'apprendimento del karate.
Il significato del
suo nome è "forma per unirsi al cielo" e l'esercizio tecnico pare (licenza
dantesca..) molto semplice.
Per anni mi sono
chiesto come mai questo kata fosse stato abbandonato: "non è un kata",
"sono tecniche fondamentali che si praticano nel kihon",
"non serve", "che razza di kata è?",
"non lo fa nessuno" mi dicevano.
Poi ho provato a
capire. E' vero le tecniche sono semplici, ma è difficile leggere tra le righe,
particolarmente se l'osservazione è superficiale e se si dimentica lo Shu Ha
Ri.
L'esercizio consta
di due tecniche di pugno e di sei tecniche di parata e contrattacco che si
eseguono simmetricamente (sinistra e destra). Nella versione omote si eseguono
a vuoto, nella versione ura si applicano contro un avversario.
Le difficoltà si
trovano nell'uso delle caviglie e delle anche, nella velocità di eseguire
l'attacco ed in quella di tornare in yoi, nel fare ``uscire'' l'energia dal
pugno quando si colpisce e di ``riprenderla'' nell'addome quando si ritorna,
nell'abilità di coordinare le parate ed i contrattacchi in un tempo unico,
mentre si assume la posizione arretrando, senza dimenticare la spinta della
gamba posteriore e delle anche. Il tutto controllando ed
allenando una corretta respirazione.
Devo confessare che
agli esordi ho provato momenti di sconforto in quanto non riuscivo a capire
l'essenza dei movimenti, ma praticando e studiando trovo ogni volta elementi da
aggiungere, da verificare, allenare e rendere naturali.
Mi sono accorto che
questa lettura del ten no kata mi consente di migliorare la pratica degli altri
kata di base, primi fra tutti i taikyuku e gli heian , trovando anche in questi
esercizi elementi di studio poco apparenti ma fondamentali.
Da un po' di tempo
propongo il ten no kata agli stage: dopo qualche scetticismo iniziale ricevo
grande soddisfazione dai praticanti, in particolare dai più evoluti
tecnicamente e per maturità, che scoprono una pagina di karate purtroppo
scolorita e troppo sovente ``saltata'' dal lettore per passare a capitoli più
apparentemente impegnati.
La pratica
dell'arte marziale assomiglia ad un cerchio che, inevitabilmente per essere
tale, ha necessità di chiudersi: il punto di chiusura (arrivo) coincide
perfettamente con il punto di partenza (inizio). Credo che Ten no kata debba
servire al praticante per iniziare il suo karate e poi, attraverso una
circonferenza più o meno ampia descritta da un tratto più o meno spesso formati
dalle sue esperienze e dall'intensità della sua pratica, tornare ad essere un
esercizio di arrivo, dove trovare, nella apparente semplicità del gesto, il
riassunto della maturità raggiunta (l'unione con l'universo, appunto).
Tecnicamente il ten
no kata è così proposto dal Maestro:
Prima parte: otto tecniche di pugno
avanzando e tornando ogni volta in yoi:
· Jun tsuki chudan sinistro e destro
· Jun tsuki jodan sinistro e destro
· Gyaku tsuki chudan sinistro e destro
· Gyaku tsuki jodan sinistro e destro
Seconda parte:
quattro tecniche di parata a mano chiusa (basso e medio livello) e contrattacco
simultaneo arretrando e tornando ogni volta in yoi:
· Gedan barai sinistro e gyaku tsuki chudan destro
· Gedan barai destro e gyaku tsuki chudan sinistro
· Uchi uke sinistro e gyaku tsuki destro
· Uchiu uke destro e guaku tsuki sinistro
Terza parte:
quattro tecniche di parata a mano aperta (medio e alto livello) e contrattacco
simultaneo arretrando e tornando ogni volta in yoi:
· Shuto uke sinistro e nukite jodan destro
· Shuto uke destro e nukite jodan sinistro
· Shuto barai jodan sinistro e gyaku age tsuki jodan destro
· Shuto barai jodan destro e gyaku age tsuki jodan sinistro
Quarta parte:
quattro tecniche di parata a mano chiusa (alto livello) e contrattacco
simultaneo arretrando e tornando ogni volta in yoi:
· Hineri gaiwan uke sinistro e gyaku tsuki chudan destro
· Hineri gaiwan uke destro e gyaku tsuki chudan sinistro
· Jodan age uke sinistro e gyaku tsuki jodan destro
· Jodan age uke destro e gyaku tsuki jodan sinistro
A questo punto mi
pregio di consegnare al lettore, grazie all'amico maestro Michele Nicosia, una
pagina di pensiero del Maestro Hiroshi Shirai, esposta, per esprimergli tutta
la mia devozione e gratitudine:
KANBAI
"la vita del
karatedo è bellissima, meravigliosa, modesta e difficile ed anche molto dura, a
volte durissima.Ma colui che ha coraggio e sincera fiducia nel karate e
perseverando instancabilmente continua,...continua...ad un certo momento
comincerà a percepire, lontano, una luce. Non bisogna sforzarsi di capire che
cosa è: l'importante è ``sentire'' che qualcosa ci aspetta e piano piano si
avvicina ed allora si comincia a capire cos'è. L'albero di prugno è un albero
molto modesto e spesso le persone non vi prestano molta attenzione.
Però l'albero è
molto forte dentro, molto forte fino nelle radici. E' un albero che nel gelido
inverno mantiene interamente la sua forza e lottando attende la primavera.
Sotto il vento, la neve, il ghiaccio non cambia, tiene la propria forza. Poi
all'inizio della primavera fiorisce prima degli altri alberi, quasi senza dare
disturbo. La sua fioritura è come un sorriso dal quale esce un fiore
bellissimo. Poi i petali del fiore cadono, ed esso aspetta con dolce tenacia la
prossima stagione ancora,...ancora...e così dura per sempre.
Così è la nostra vita,
occorre viverla con spirito molto forte, senza mai perdere il sorriso, vivendo
con dolcezza, senza litigi con gli altri. Camminando così, solo, sulla sua
strada, l'uomo del karate vive il suo DO con forza e serenità, come l'albero di
prugno".
A tutti un arrivederci presto con il ten no kata.
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