
Scrive la Signora Brunetti Ida alla Redazione di
"SAMURAI" una cortese quanto forbita domanda al Maestro Semino, noi
inseriamo, per gentile concessione del Maestro, questa domanda e relativa
risposta in :4 chiacchiere con il Maestro Semino certi di far cosa gradita ai
soliti 4 amici che ci leggono. G
...omissis.....Mi riferisco al numero di gennaio di Samurai
e, più particolarmente all'articolo del M° Ilio Semino (TEN NO KATA - per non
perdere le tradizioni) che mi ha molto interessata, per avere due
informazioni.La prima, di carattere interlocutorio:esistono altri kata come il
Ten-no?La seconda, di carattere tecnico:come va inteso <<HINERI>>
applicato alla tecnica <<GAIWAN>>, che è già di per sè tendenzialmente
semicircolare? Ringrazio in anticipo per l'attenzione che vorrete dedicarmi e
concludo dicendo che quando ho iniziato io la pratica del Karate (ormai più di
vent'anni) si utilizzavano quasi d'abitudine quelle che nel kata proposto dal
M° Semino vengono definite prima e seconda parte.Trovavano la loro collocazione
all'inizio del Kihon, come esercizi di concentrazione e respirazione. Non
sapevo che facessero parte di un Kata, anche perchè sono state abbandonate
abbastanza presto e non ho più approfondito. L'articolo in questione me le ha
fatte ricordare.Grazie ancora!Oss,Ida Brunetti.
Risposta:
Gentile signora Ida, mi compiaccio che il mio pezzo le abbia
ricordato cose che aveva abbandonato e che, probabilmente, le hanno ricordato i
suoi primi timidi approcci al karate che, se pratica oramai da più di
vent'anni, le è poi entrato nel cuore. E le rispondo molto vlentieri.
Se consideriamo il tipo di esercizio che al giorno d'oggi
riconosciamo come "kata", evidentemente il Ten No Kata ci appare un
esercizio atipico, che non rispecchia e non contiene le caratteristiche comuni
agli "altri" kata: ovvero lo sviluppo nello spazio, l'armonia della
costruzione motoria, il ritmo, la contrazione e decontrazione, le diverse
direzioni, l'embusen, ecc. ecc.
Ma, considerando invece la parola KATA nel suo significato originale,
quello che identifica una serie preordinata di gesti come una traccia da
seguire per raggiungere la perfezione di questi determinati gesti, allora
vediamo che il Ten No può tranquillamente entrare a far parte della scuderia
dei nostri Kata, assieme a quelli più famosi e celebrati.
Il Maestro indica il Ten No come il primo dei kata da
imparare e da interpretare proprio per la sua apparente semplicità: tecniche
semplici da eseguire in maniera proporzionata all'abilità tecnica
dell'esecutore: il principiante (kyu) le interpreterà sottolineandone le
caratteristiche evidenti, il pugno, la parata, l'equilibrio;...il grado più
elevato ne apprezzerà i ritmi, il movimento delle anche, l'applicazione.... Con
l'allenamento potremo così sperimentare atteggiamenti motori complessi ed
implicazioni energetiche, sempre applicati a tecniche semplici, per imparare ad
affrontare gli stessi atteggiamenti motori complessi in tecniche più
impegnative (ad esempio applicando gli stessi principi illustrati a proposito
del Ten No in kata di difficoltà superiore).
E' vero che per anni le tecniche del Ten No sono state
utilizzate soltanto come esercizi appartenenti al kihon ed allenati in maniera
ciclica avanti ed indietro, e questo comunque non ha certamente nociuto, però
ritengo sia doveroso, per rispettare la tradizione e per onorare il lavoro ed
il pensiero del Maestro, di allenarle anche e soprattutto come ci sono state da
Lui consegnate. Non mi risulta che esistano altri kata simili nei contenuti.
Per quanto riguarda Gai Wan non è così scontato che si
tratti di una tecnica semicircolare, infatti la parola si riferisce ad un
concetto meramente anatomico e non gestuale o di movimento. L'avambraccio (wan)
si richiama nella terminologia tecnica giapponese in quattro modi diversi che
stanno ad indicare le quattro superfici utilizzabili per parare o colpire: la
parte superiore (quella che prosegue nel dorso della mano) si chiama HAI wan,
quella opposta (che prosegue nel palmo della mano) SHU wan, quella interna
(lato pollice) è detta NAI wan, mentre l'esterno dell'avambraccio (lato
mignolo) è appunto GAI wan. Questo indipendentemente dalla tecnica in cui
queste parti vengono utilizzate.
Il termine Hineri indica che la tecnica deve essere
effettuata con la "rotazione", ed è riferita all'uso delle anche, e
questo completa la dicitura della tecnica da eseguire: Parata con l'interno
dell'avambraccio con rotazione. Troviamo la stessa esigenza e dicitura nella
parata "Mae Ude Hineri Uke" tecnica utilizzata nel kata Sochin
assieme all'Ura Tsuki nella combinazione con i due mae geri......ma forse basta
così.....
Inoltre, se le interessasse approfondire ulteriormente gli
argomenti che amo proporre, le consiglio di visitare i siti www.karateivrea.it e www.karatenews.it
ove troverà alcuni commenti.
E di continuare a leggere e diffondere il nostro SAMURAI!!!!
Un caro saluto.
Ilio Semino
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