
Coltivazione
Nelle arti marziali l’allenamento è spesso definito con il termine di Keiko,
tuttavia questo termine diventa “limitato” nel momento in cui degli uomini
mossi dallo stesso intento, passione e sentimento, ricchi di tante pregresse
esperienze si ritrovano in un luogo(dojo) per accrescere le loro conoscenze e
consapevolezze, nella pace e nel pieno rispetto della tradizione marziale
ricercando ognuno la propria dimensione.
Cosicché, in questo originale
allenamento, la definizione di Keiko non basta a descrivere ciò che realmente
succede in quel particolare e “magico momento”: i corpi e le menti di questi
praticanti non “devono” dare alcuna giustificazione a chicchessia, maestro,
scuola o federazione, e neppure a se stessi.
Questo “formarsi” tutti
assieme, senza scopo ne profitto, è un prolungamento unitario e condivisibile
solo nell’ottica di quella particolare sfera personale-spirituale legata
all’agire attraverso l’uso del corpo che sperimenta se stesso, della mente e
dello spirito, una trilogia che trasforma la semplice descrizione di Keiko
(training, allenamento) in una definizione molto più complessa e articolata
definita Shugyo, l’austera ed infinita ricerca di perfezione anche
detta “coltivazione”, termine quanto mai appropriato e giusto per
definire l’attitudine alla continua ricerca di crescita, “aprirsi
alla spersonalizzazione” per mantenere lo spirito
dell’apprendimento sempre pronto e ricettivo(ko gaku shin).
Credo che
non basta dire “il karate va praticato come “Do”, bisogna “esserci” nel Do e
soprattutto darne prova, giorno per giorno, anche quando non si è al massimo
dello splendore, la pratica “vera” quella definita Shugyo sta proprio nel
darsi in base alle proprie possibilità, succede che l’allievo diviene maestro
del maestro, ho sempre creduto in questa osmosi spirituale e nella funzione
dell’esempio, quando ciò accade, davanti ai tuoi occhi, lo percepisci, lo
senti e questa esperienza diventa “inebriante”, in quei momenti puoi quasi
toccare il vigore di tale esperimento che origina la più alta e preminente
fusione tra mente-corpo, svincolati dalla forma, dal tempo e dal tornaconto
personale.
Grazie Sensei Gianni per la tua umiltà, per la tua grande
cultura marziale, per la continua battaglia contro l’ignoranza, la
cupidigia, del umano nichilismo: i tuoi allievi/amici dovrebbero essertene
grati sempre ti quanto fai per loro.
Ciro Varone
Sensei è un
termine talmente grande e importante che credo di non meritare, ma ringrazio
l’Amico Maestro Ciro, sono stato fortunato ad incontrarti nel mio percorso
marziale e di vita e con Te portare avanti il progetto Karate Do!
g
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