Come si applica un Kata


Nel karate tradizionale di origine Shorin o Shorei, l’applicazione del kata (Bunkai),molto spesso è divisa in tre fasi diverse e ben distinte tra loro, un iter di formazione marziale che anche nel Budo classico è considerato indispensabile al raggiungimento della maturazione dell’adepto: “SHU-HA-RI”.

Alcune scuole, per un errata didattica d’insegnamento, altre per una limitata conoscenza o per ragioni semplicemente commerciali, al fine di impressionare gli allievi mostrano una scarsa “ragionevolezza” nel applicare il criterio di crescita e comprensione progressiva dei kata, saltano da una parte all’altra senza dare il giusto peso al corretto metodo di apprendimento del gesto kata.

Esistono diversi modi per applicare un kata, alcune scuole tradizionali preferiscono scomporre il kata tecnica per tecnica cercando di comprenderne nel gesto tecnico- estetico e il significato pratico del kata, detto anche Bunkai.
Questa forma di esperienza rappresenta nel karate tradizionale il primo livello di studio e comprensione, “SHU”.

Altre scuole utilizzano il sistema di rendere le concatenazione delle tecniche, che compongono il kata, come una forma dinamica di scambi , accertando che all’interno dello stesso ci siano i concetti di Ma-ai, di De-ai senza perdere di vista il lato estetico della tecnica.
Questo modello di applicazione si avvicina al concetto di Embu ed è un ottimo livello di pratica e comprensione dell’ Embusen del kata e del concetto di Teni(cambiare e muovere le posizioni del corpo nello spazio), “HA”.

Il terzo metodo, quello più difficile da mettere in pratica, è rappresentato dal concetto di Oyo Bunkai, questo complesso sistema si basa sulla conoscenza approfondita delle diverse applicazioni della stessa tecnica, tenendo presente superficie d’impatto del colpo portato, le traiettorie delle difese (Tengi) , gli angoli d’entrata del corpo (Tentai), le leve, le proiezioni, il Ma-ai, il De-ai, il Tai sabaki, il Ten-shin e lo Zanshin.

All’interno di questo tipo di allenamento si trovano soluzioni libere ai diversi attacchi, si prevede il contesto ambientale e circostanziale, ci si allena a ricevere attacchi da diversi tipi di armi o da più avversari anche simultaneamente.
Questo lavoro non significa “inventare” acrobazie e peripezie che si discostano dall’origine del kata, bensì, adattare alla realtà oggettiva l’applicazione del kata per lo sviluppo del Goshin.

Come in ogni forma di combattimento reale si contempla, in piena libertà di movimento e la scelta di tempo, la possibilità di avanzare chiudendo la distanza minacciando il ki dell’avversario con il nostro “Seme”, indietreggiare ed invitare l’avversario per applicare la nostra strategia migliore, questa ultima fase possiamo classificarla come “RI”.


KARATE DOJO TAKAHASHI
Tel. 347/6954443 Maestro Gianni Vittonatti
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