Embu, esercizi marziali


La pratica dell’Embu si rifà al karate antico “Bushi-te” e non a quello attuale : karate sportivo, karate sound.

Anche in Cina, nel tempio di Shaolin del nord, l’Embu, in cinese Yen Wu, veniva usato come sistema di addestramento a coppie per imparare a combattere.

Nell’antichità i kata venivano studiati per affinare le tecniche di combattimento e non certo per motivi estetici o agonistici; per comprenderli fino in fondo era necessario studiare con ordine e precisione prima il bunkai e poi il bunkai oyo, che veniva trasmesso dall’esperienza del Sensei all’allievo.

Il quel periodo l’Embu era l’anello che legava il kata alla concretezza della difesa personale, mentre, oggi alcuni kata praticati, che si definiscono anche Yakusoku kata ( forme predefinite e vincolate), non hanno nessun collegamento alla realtà della lotta: questi esercizi formali furono introdotti e utilizzati da Itotsu come strumento pedagogico per poter insegnare il karate ai bambini, ragion per cui la loro applicazione pratica non era considerata rilevante.

Per ovvi motivi di sicurezza nell’istruzione del karate “educativo” per bambini vennero esclusi dalla pratica l’Oyo bunkai e l’Embu che erano dei metodi di addestramento tradizionali oggi quasi del tutto scomparsi, ma che tuttavia rappresentavano il vero legame con l’Odori (danza marziale di libera composizione); quest’altro sistema era il metodo di esercitazione imperativo del Daito Ryu ed era considerato il sistema migliore per portare il praticante ad una formazione completa per il combattimento.

L’idea di Itotsu era che il bambino iniziato ed educato a questa forma di karate non pericoloso potesse, una volta divenuto adulto, rivolgersi ad un Maestro di Bugei per riuscire ad apprendere il vero karate (Bushi-te) che poggiava le sue basi marziali sul sistema di lotta Jigen ryu Bujutsu.

Malauguratamente le organizzazioni preposte a tale scopo come il Kodokan Kobudo Kenkyu Kai di Jigoro kano chiusero i battenti e molti di questi sistemi tradizionali andarono perduti e con essi anche la chiave di codifica di tanti gesti marziali apparentemente irrilevanti.

Quelli che in seguito ripresero in mano queste organizzazioni seguirono la grande massa di giovani praticanti che si proiettava sempre più verso l’aspetto sportivo (shiai) e non Marziale, pochi furono i Maestri che riportarono nei loro allenamenti le antiche metodologie. Una scuola che ha mantenuto tali tratti è stata quella dell’ Okinawa Karate Kenkyu Kai di Choyu Motobu e del suo allievo diretto Seikichi Uehara.

La pratica dell’ Embu racchiude in sé un idea diversa di quello che rappresenta l’ avversario, piuttosto il rivale è utile all’ apprendimento di tutte quelle tecniche particolari in allenabili senza un compagno che collabora come appunto le tecniche di : atemi waza, shime waza, nage waza kansetsu waza.

In quel periodo il Bushi-te era un’arte marziale completa e molto temuta, per tale motivo veniva praticata solo all’interno delle famiglie reali di Okinawa dove uno dei massimi esperti era il responsabile della sicurezza reale Sokon Matsumura.

Oggigiorno, in alcune scuole di karate, l’Embu è ancora parzialmente praticato: nel Gojoryu ad esempio si pratica i Gekisai Embu, lo stesso succede nel Wadoryu, in altre scuole shotokan si organizzano gara di Embu regolamentate da un sistema arbitrale particolare che stabilisce il tempo di durata,l’area di gara e altre regole esclusivamente competitive, premiando, a punteggi, la velocità d’esecuzione, l’eleganza del gesto, la forma acrobatica.

In questi casi l’aspetto Marziale di reale efficacia passa in secondo posto, al contrario avviene nello Shorinji Kempo dove l’Embu riveste ancora un ruolo primario nella preparazione alla difesa personale e del combattimento totale del Kenshi (praticante di Shorinji kempo).

Ciro Varone


KARATE DOJO TAKAHASHI
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