
Il Maestro Varone con la sua semplicità mette a nudo un grave problema (grave
soprattutto x i nostalgici del Karate perchè vedo che a molti da fastidio sentir
dire o leggere certe cose): il problema delle Arti Marziali: gli esami di
cintura e di grado.
Leggiamo con attenzione e, forse, le AAMM e il karate in particolare miglioreranno.
Non dimentichiamo il libro scritto dal M° Varone che, ritengo, indispensabile in ogni biblioteca
di un insegnante di Arti Marziali.
Esami e livelli
Questo mio discorso risulterà senza dubbio anacronistico per
molti, mentre ritengo che invece sia necessario affrontarlo con chiarezza e onestà
intellettuale.
Oggi giorno esiste la corsa al “dan”, la promozione facile sta sempre più imperando
anche nell’ambito delle arti marziali e del karate in particolare.
Oramai i gradi si raggiungono con una semplicità placante; succede che poi ci si trova a
presenziare in commissioni d’esame dove quasi ci sente in imbarazzo rispetto a certi
candidati che invece non dovrebbero presentarsi e qualora decidessero di farlo “essere
fermati” dal proprio maestro o dalla loro stessa coscienza.
L’esame dovrebbe essere vissuto come la chiusura di un ciclo di formazione raggiunto e
il coronamento della promozione come il rimettersi in discussione affrontando un nuovo
ciclo di tirocinio per accedere alla prossima realizzazione di un livello più avanzato e così
via.
In alcune scuole è il maestro a decidere chi può presentarsi all’esame e non l’allievo
perché ha maturato gli anni richiesti dal regolamento federale. Quando questo non
succede si nota una distorsione di tutto il sistema di trasmissione dei principi
fondamentali di una scuola marziale e in certi casi alcuni allievi, o i genitori per essi,
lasciano la scuola e il maestro che ha rifiutato l’esame all’allievo per iscriversi in altre
scuole dove, guarda caso, il grado negato gli viene immediatamente “conferito”.
Queste persone non si chiedono come mai succede tutto ciò?
Questi pensano di meritare un grado che lo stesso maestro ha negato loro e non
ragionano che dove si sono trasferiti non hanno fatto altro che “ingannare” la loro
ingordigia dandogli il “contentino” per accaparrarsi il “cliente”, se non lo meritavano
prima non lo meritano neppure dopo.
Nella tradizione marziale per il guerriero il comportamento di vita è strettamente legato
al suo onore, in ciò che lui crede e a quella cosa che professa, questo è ciò che viene
definito GI-Ri: "quello che è giusto fare per il proprio onore".
Ogni grado(livello) ha il proprio Gi-Ri, mano a mano che si sale di grado bisogna esigere
sempre di più da se stessi e non solo dagli allievi.
Un caro amico e maestro che ha superato i settant’anni di vita, oggi quarto dan, ha
sempre rifiutato di sostenere l’esame di quinto dan di karate in quanto ritiene che poi
bisogna “dimostrarlo”, nonostante i suoi oltre quarant’anni di karate e che ancora oggi si
alleni due tre volte la settimana, intravede nel grado una sorta di “impegno a progredire
nel tempo” cosa che arrivati alla sua età probabilmente non si sente di garantire.
Tutti noi riteniamo che questo maestro meriti il grado superiore come coronamento di
una lunga carriera fatta di sincera e appassionata pratica, ma plausibilmente egli ritiene
che sia più importante continuare a praticare che cingersi i fianchi di un nuovo dan.
Se tutti dovessero affrontare la "promozione" ad un livello successivo con questo spirito
pochi accetterebbero di fare l'esame o il "conferimento" del grado: l'impegno verso noi
stessi diverrebbe troppo gravoso se non fosse supportato da una rinnovata capacità di
approfondimento e studio proiettato al continuo miglioramento e maturità spirituale.
Ciro Varone
E' ovvio?
Credo che sia molto importante ai fini della trasmissione
della tradizione del karate (DEN) che il maestro faccia dei combattimenti con i
propri allievi; il kumite lo si impara vedendolo, provandolo e sentendolo sul proprio
corpo, il maestro ha il dovere (gi) di fare sentire il proprio ki all'allievo
che ne misura la qualità e si armonizza con esso per cercarne il fine.
Nel kumite non ci sono menzogne, tutto i nostri, orpelli
federali e dan cadono come frutti maturi: "ho sei arrivato a quel livello
oppure non lo puoi nascondere", in questo senso la "bella
figura", la facciata omote non regge il confronto con la realtà e la
verità del momento.
Per il guerriero il comportamento di vita è strettamente
legato al suo onore e a quella cosa che professa, questo è ciò che viene
definito GI-Ri: "quello che è giusto fare per il proprio onore".
Ogni grado (livello) ha il proprio Gi-Ri, mano a mano che si
sale di grado bisogna esigere sempre di più da se stessi e non solo dagli
allievi.
Se tutti dovessero affrontare la "promozione" ad
un livello successivo con questo spirito (shi-tan-ren) pochi accetterebbero di
fare l'esame o il "conferimento" del grado: l'impegno verso noi
stessi diverrebbe troppo gravoso se non fosse supportato da una rinnovata
capacità di approfondimento e studio proiettato al continuo miglioramento e
maturità spirituale.
Per dirla alla Totò:" il kumite è na livella".
Oss, Ciro
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