
FLUIRE
Dal primo giorno che siamo entrati in un Dojo, in giapponese
jo (introduzione), abbiamo appreso che non esiste "la bacchetta
magica" che con un solo colpo ci faccia diventare invincibili.
L'efficacia di " facile consumo" non abita nella
casa delle arti marziali.
Con l'esperienza, in giapponese ha (cambiamento,
trasformazione) impariamo ben presto che lo sforzo smisurato del neofita di
incidere sempre più forza al gesto tecnico altro non è che l'errata
interpretazione del concetto di efficacia applicato alla tecnica marziale.
Questa è la prima constatazione che è più difficile
"fluire con il corpo" che renderlo solido e forte.
Come pure la vanità di alcuni "Maestri" che avendo
appreso la tecnica a livello fisico simulano il raggiungimento di una maturità
spirituale che non hanno ancora conquistato: la concretezza del fluire con il
corpo e con la mente è ri-significazione, senso di Sé e del mondo circostante.
L' origine del fluire è presente negli uomini, negli
animali, nella terra e in tutto il cosmo.
Tutto "danza" e concorre al libero e fatale
fluire. Nel budo si dice " budo no kokoro", il budo è un cammino con
il cuore, un concetto che non può mancare nella formazione marziale del
guerriero che mentre si allena attraverso il movimento corporeo per divenire
fisicamente più forte, apprende che la vera forza si manifesta nella pienezza e
nella duttilità del "non fare", non agire ma trasformare, il
guerriero trasforma se stesso al fine di fondersi con il tutto.
La filosofia Taoista ci insegna che il vuoto contiene tutto,
svuotarsi per il guerriero figura come ri-equilibrarsi e trovare la porta della
propria coscienza: tale esercizio permette l'accesso ad una realtà ideale
dell'anima, un divenire afinalistico che crea un viadotto verso una realtà
soprasensibile e senza tempo, tenshin una condizione di spirito che si può
paragonare al cielo puro, come direbbe Pascal "accedere all'
autoformazione".
Ciro Varone
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