"BUON NATALE"

Il maestro bambino


Il titolo si presta a molte interpretazioni; naturalmente ciò che scrivo è in riferimento a quanto accade in un allenamento di karate, tuttavia qualsiasi praticante di arte marziale e non in qualche modo si potrebbe riconosce in queste testimonianze che, credo, appartengono a tutti quelli che con il proprio corpo ci “lottano” fisicamente e metaforicamente.

Le difficoltà che si incontrano nella pratica sono di carattere fisico e mentale, anche se personalmente ritengo siano molto più mentali che fisiche.

Quando abbiamo un problema fisico rinunciamo a praticare perché riteniamo di non potere eseguire “bene” il kihon o un kata, facendo ciò attribuiamo al significato della pratica un’importanza primaria del corpo sulla psiche, mentre, però, noi stessi riconosciamo che nel karate è più importante l’atteggiamento mentale che l’atteggiamento fisico.

Da circa un anno partecipa ai miei corsi un bambino di nove anni che è nato con una malformazione alle mani e ai piedi, per motivi di privacy chiamerò con un nome di fantasia Andrea
Come conseguenza di questa anormalità Andrea aveva, e ha tutt’ora, i muscoli delle gambe non sviluppati e questo gli impedisce di correre e saltare come tutti gli altri bambini.

Quando i nonni me lo presentarono e mi dissero che voleva partecipare ai corsi di karate devo ammettere che ebbi qualche perplessità: forse, inconsciamente ero io che avevo più paura di non farcela ad insegnargli il karate che lui che doveva apprenderlo.

Con naturalezza invece, lui mi disse testuali parole “ ho visto cosa fate e posso farcela anche io”: questo fu la prima lezione che io ricevetti dal bambino.

Nonostante questo “insegnamento” dissi ai nonni: “proviamo; però gli farò fare una lezione o due e dopo che avrà provato sul suo corpo i movimenti che dovrà fare lo porterete dal suo fisiatra che dovrà indicarmi quali movimenti non devo fargli fare perché non voglio provocargli dei danni alle articolazioni”. I nonni acconsentirono mentre il bambino mi guardò come se fossi stato un complicato “rompiscatole”. Personalmente speravo che il fisiatra, come del resto fanno molti dottori, anche senza avere la minima idea di cosa sia il karate, gli proibisse di iscriversi al corso e gli indicassi in alternativa al karate il nuoto.

Gli feci le due lezioni di prova e poi lo portarono dal fisiatra, al suo ritorno in palestra mi aspettavo che gli rilasciasse una relazione scritta o qualcosa del genere su come dovevo comportarmi, invece per mia fortuna la dottoressa mi conosceva bene e disse ai genitori di Andrea “non ho bisogno di scrivere nulla perché il maestro dove portate vostro figlio sa cosa deve far fare al bambino”.

Andrea ha dovuto affrontare molte più difficoltà di quelle che lui stesso pensava, ma anche io sono stato costretto a cambiare il modo di vedere “la forma del karate”, ricordo quando portava i calci e all’improvviso cadeva a terrà, gli altri bambini ridevano, allora lui si rialzava e ridendo mi guardava come per dire non c’è problema ci riprovo, mi accorsi che per il mio istinto di protezione paterna quando arrivava il momento dei calci mi avvicinavo a lui e senza darlo a vedere agli altri bambini, facendo finta di correggerlo, mi appoggiavo con la spalla per sostenerlo e non farlo cadere, e ricordo quando un giorno, dopo alcuni mesi di questo mio atteggiamento protettivo, lui mi disse “oggi voglio farcela da solo”, quel giorno provai anche un po’ di vergogna per averlo sottovalutato e immeritatamente protetto.

L’altro giorno mentre preparavo i bambini per i prossimi esami di passaggio di kyu chiamandoli uno alla volta per provare il kata d’esame quando è arrivato il turno di Andrea mi sono reso conto che al termine del kata non avevo neppure considerato il suo problema fisico, lo avevo dimenticato e valutato come tutti gli altri bambini del corso, anzi, ho visto in lui un miglioramento in questo anno che non ho riscontrato nei bambini “normodotati” e lui stesso a volte da indicazioni ai suoi compagni come stare in equilibrio mentre si porta un mawashigeri, d’altronde chi meglio di lui lo può insegnare; oss maestro.

Ciro Varone


KARATE DOJO TAKAHASHI
Tel. 347/6954443 Maestro Gianni Vittonatti
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