
Okinawa 2010
Secondo Jung l’insoddisfazione è l’ impulso primario che spinge l’uomo verso
nuove mete, per cercare altri posti e fare ulteriori esperienze e questo è
anche l’obiettivo finale di chi pratica un’arte marziale che, per mezzo
della stessa, cerca con dovizia altri “pezzetti” da unire al sapere e al
vigore della propria esistenza. In questo caso, Jung afferma, il viaggio
cambierà l’uomo influenzandolo a ricercare ancora e poi ancora, fino a
trovare se stesso.
Queste considerazione ed altre di carattere tecnico hanno spinto i Maestri
Rizzetto Diego e Ciro Varone ad affrontare i quasi 12000 chilometri di
distanza che dividono l’Italia dal Giappone per approdare sulla stupenda ed
incantevole isola giapponese di Okinawa.
Dopo i primi due giorni di assestamento e dopo aver superato l'impatto delle
sette ore di differenza di fuso orario, le giornate passavano velocemente
tra Naha, Shuri e Tomari, luoghi che i libri che parlano della storia del
karate richiamano costantemente e che hanno sempre suscitato in noi
praticanti una certa suggestione e fantasia.
Prima di recarmi ad Okinawa avevo letto molto su questa luminosa Isola dal
clima tropicale, non avrei mai immaginato però di trovare gente comune e
anche grandi maestri molto umili, disponibili e sopratutto molto educati e
aperti a condividere con altri le loro esperienze, per noi è stata una vera
sorpresa che ci ha riempito di gioia e di soddisfazione.
Presi i primi contatti e superato il problema che la maggior parte dei
Maestri Okinawensi non parlano l'Inglese, abbiamo avuto la fortuna di
incontrare, tramite alcuni nostri contatti internazionali, il Maestro
Takashi Arakaki, capo scuola dello stile di karate Uechi ryu che avendo
vissuto molto tempo in Argentina parlava molto bene lo spagnolo. Grazie
alla perfetta conoscenza di tale lingua del Maestro Diego Rizzetto, abbiamo
potuto cogliere le sfumature e familiarizzare velocemente con il Sensei
(maestro in giapponese) che si è prestato molto gentilmente a farci anche da
guida tecnica e turistica indicandoci e accompagnandoci nei diversi luoghi
di Okinawa dove si è sviluppato il karate.
Una grande esperienza di vita e di tecnica che ci ha fatto incontrare alcuni
tra i più grandi Maestri Okinawensi ancora in vita come: Sensei Naonobu
Ahagon, 10 dan di Kobudo e 10 Dan di Karate Shorinryu, Sensei Hiroshi
Akanine, responsabile mondiale dello Shorinryu che, al termine della
lezione, ha voluto regalarci un testo scritto per l'anniversario della morte
di suo padre autografato dallo stesso Sensei.
Un viaggio che ci ha lasciato, tra un allenamento e l’altro, anche il tempo
di visitare le bellezze del posto: monasteri, castelli e località ricche di
storia avvincente come il Castello di Shuri; residenza reale del re Sho
Hashi e dei più famosi e temibili Samurai: il re Sho Hashi unificò tutte le
isole Ryu Kyu sotto un unico regno facendo conoscere al popolo Okinawense un
lungo periodo di pace e prosperità.
Una tappa importante per noi era anche visitare il Budokan, una grande
struttura statale aperta a tutti praticanti e scuole di arti marziali che
raggruppa e coordina su tutta l’isola tutte le realtà marziali presenti, in
questo “tempio del Budo” abbiamo potuto ammirare all’opera maestri di grande
levatura tecnica che tutti i giorni si allenavano e davano consigli ai meno
esperti sulle tecniche di judo, aikido, kendo e karate, possiamo quindi
ritenerci d’accordo con Jung sulla motivazione di questo nostro viaggio che
se fosse possibile rifaremmo anche domani.
CiroVarone
|
|

|

|