
I padri del karatedo universale: tra folklore, false asserzioni e verità
PRIMA PARTE
Quando si vuole fare una ricerca accurata e attendibile sulla storia del karate si
incontrano non pochi problemi.
Sappiamo che essendo stata il karate una pratica segreta per molti
anni tante leggende si sono ordite a favore di questa o quella particolare
scuola o maestro, il fine è ben chiaro a tutti.
Dopo tutto quando non esistono
documenti scritti, ognuno può dire tutto e il contrario di tutto senza per
questo esserne smentiti, per di più la faccenda si complica ancora di più
quando chi scrive è la stessa persona o scuola che vuole mantenere l’egemonia
su un’altra scuola.
Allora come possiamo “filtrare”
e dare per “vero” quanto si trova scritto nei libri e sulla rete su questa
nobile arte marziale?
Il Karate appare, oggi, agli
occhi della gente comune interessata a capirne qualcosa di più, una sorta di
guazzabuglio storico-esoterico indecifrabile dove il confine tra realtà e
leggenda è ancora troppo labile e poco attendibile.
Molti leader dei diversi stili di karate nel mondo proclamano che solo
il loro stile è quello “originale”, a detta di questi sembrerebbe che tutti i
loro pro maestri erano abili Samurai, terribili guerrieri e chi più ne ha più
ne metta.
Da quanto ho potuto riscontare,
in più di venti anni di ricerche e raffronti storici, una cosa certa è che
tutti i praticanti di karate, al di là dello stile o della scuola, esistenti al
mondo dovrebbero essere grati ai Maestri Matsumura, Itosu, Azato, Yabu e Gichin
Funakoshi.
Questa mia considerazione non è
una stima faziosa, bensì frutto di una attenta analisi e di evidenze storiche
ineccepibili e oggettivamente inconfutabili.
Molti seguaci di altri stili di karate ritengono veritiero
ciò che hanno sentito dire o pensato di avere inteso da questo o quel maestro,
la storia del karate, quella riscontrabile, scritta con discernimento e
correttezza storica ci dice che a partire dal grande Bushi Matsumura la linea
di lignaggio del karate vede collocati i maestri Anko Itosu, Anko Azato,Yabu
Kentsu, Gichin Funakoshi, questo ultimo considerato universalmente il padre del
karate moderno; a tale proposito nel
1922 il saggista Higashio Nakahiro scrive: “… Funakoshi è un dedito
confucionista e merita il rispetto di qualunque bushi. Da un punto di vista
educativo, perfino in termini di metodi di studio del karate, non ci sono
esempi nei quali l’autore decida di influenzare o di essere discriminatorio con
quest’arte, neanche nel suo metodo di insegnamento o attraverso il suo ampio
ventaglio di possibilità. Per ciò l’autore merita di essere la persona che
raccoglie i benefici e gli aspetti positivi del karate. Il fatto che il karate
si sia sviluppato in passato in mezzo a leggi feudali, e che sia diventato una
realtà di primo piano in quest’epoca di guerre e penurie, fa sì che meriti
attualmente tutto il dovuto riconoscimento ed un posto appropriato”.
In questa breve cronografia ho
evitato di elencare maestri, capiscuola che seppure importanti per i rispettivi stili non hanno contributo a
diffondere il karate unico, cioè quello che non apparteneva a correnti o stili
particolari, quelli citati, invece, si sono spesi per diffondere il “karate di
tutti”, quello senza stili, bandiere e correnti politiche.
Personalmente credo che sia
dovere di tutti i praticanti di karate, al di là dello stile di appartenenza
riconoscere incondizionatamente a questi maestri forieri la vera paternità di
ciò che oggi noi tutti pratichiamo.
Anche se molte cose già si
conoscono sui maestri Itosu, Azato e Funakoshi poco invece è stato scritto sul
Maestro Kentsu Yabu allievo anziano (Shiandai) del Maestro Anko Itosu e allievo
del grande Matsumura il quale, assieme al Maestro Itosu, contribuì
significativamente a trasmettere ai posteri il karate che tutti noi oggi conosciamo e pratichiamo, al di là
delle diversificazione stilistiche e delle correnti retoriche dei differenti
maestri.
Alcune ricerche più o meno
attendibili, poiché intrecciate con il folklore locale, vedono questo grande
Maestro come uno dei più efficaci combattenti, diversi storici descrivono lo
scontro vittorioso con un altro grande e controverso karateka Motubu, altri sostengono che Yabu
uccise, per legittima difesa, un avversario
solamente con uno dei suoi leggendari colpi a mano aperta di “atei-fuwa”,
comunque sia, al di là delle illazioni e supposizioni, sicuramente Yabu fu un
competente interprete del karate di Okinawa e possedeva una grande energia
nascosta(an-kei), inoltre era anche un’
ottimo amico e allievo del Maestro Itosu, che come ben sappiamo era il discepolo
prediletto di Matsumura Sokon.
Infatti Kentsu Yabu era un accanito sostenitore della pratica dei
kata, egli amava in modo particolare la pratica del kata gojushiho anche
se insisteva sulla completezza e
importanza della continua pratica del kata Naifanchi, secondo il suo allievo
Makoto Gima il maestro Yabu voleva che ripetessimo centinaia e centinaia di
volte questo kata fino a farlo diventare parte di noi in modo istintivo e
naturale, ricordo ai lettori che in quel periodo il kata Naifanchi durava oltre
i tre minuti, in quanto non era diviso in tre livelli shodan, nidan e sandan.
Del Maestro Yabu si è riusciti
a risale il suo albero dinastico fino al 1600 circa, la sua famiglia di origine
era sicuramente una casta di guerrieri e il nonno paterno era un grande maestro
d’armi (bujin), esperto in modo particolare di Kyodo.
Molto probabilmente si deve al
Maestro Yabu l’impostazione “militaresca” delle lezioni di karate, allenamenti
collettivi, comandi ad alta voce, simili appunto al sistema di addestramento
tipico dei soldati che si preparano alla guerra.
I maestri Yabu e Itosu assieme
contribuirono a uniformare diverse metodiche d’allenamento, le loro esperienze
congiunte diedero vita ad una nuova metodologia d’allenamento che li portò a
considerare l’opportunità di inserire anche nelle scuole l’arte del karate
rivolgendosi non più a dei combattenti professionisti ma a dei bambini, questa
fu anche una dei motivi che spinse il M° Itosu a modificare i Pinan in diversi
punti che vedevano molte tecniche di attacchi a mano aperte (predilette da
Yabu) convertite da tsuki nukite all’attuale tsuki.
SECONDA PARTE
Nella prima parte di questo
scritto, ho cercato di evidenziare, senza la presunzione di rivelare “la verità
assoluta”, ma solo dopo un’attenta ricerca, frutto di meticolosi controlli incrociati e mantenendo, comunque,
una buona percentuale di probabilità di errore, quanto sia stata importante la figura del Kentsu Yabu, in questa
seconda parte si intende rinforzare questa tesi cercando di definire quali
influenza avesse avuto il Maestro Yabu su un altro personaggio storico
dell’epoca Choki Motobu, detto la “scimmia”.
L’idea del karate che aveva
Motobu era principalmente rivolta verso l’aspetto del kumite, egli riteneva che
diversi praticanti di allora avevano molte conoscenze teoriche ma poca
esperienze pratiche di lotta, per tale motivo aveva una scarsa considerazione di loro e in più occasioni cercava di
provocarli per portarli allo scontro fisico per dimostrarne la limitata
competenza.
Non avendo avuto l’opportunità
di studiare il karate con i maestri dell’epoca, suo padre era un Anji di alto
rango discendente del RE di Okinawa Sho Shitsu, egli era il terzo figlio e per
lui non era prevista “nessuna
educazione marziale”, in quanto questo era un privilegio esclusivo del
primogenito, per il suo carattere particolarmente dispotico si trovò spesso a
mettere in pratica quanto aveva appreso in maniera del tutto autodidattica
(osservava di nascosto il fratello maggiore Choyu mentre veniva allenato dai
grandi maestri dell’epoca) questo obbligò la sua famiglia ad allontanarlo da
Okinawa per diversi anni inviandolo in Giappone dove invece ricevette molte
considerazioni dalle comunità marziali giapponesi: la sua fama di non rifiutare
mai nessuna sfida lo rese famoso e degno di rispetto in tutti gli ambienti
marziali del Giappone. Al fratello
maggiore di Choki, Choyu, formatosi sotto il grande Bushi Matsumura, si deve la
fondazione del primo dojo a Nara interstile dove si riunivano sotto un unico tetto molteplici esperienze
marziali di quel periodo, a tale proposito nacque il suo personale stile di
karate chiamato “Go Ten Te”.
Nel 1936, al suo ritorno dal
Giappone, Motobu, forte delle sue convinzioni arricchite da decine e decine di
combattimenti reali mai persi contro i molteplici combattenti, incorse in una
sonora sconfitta inflittaglidal
“sergente” Yabu il quale, come abbiamo già scritto, aveva studiato il karate
con i migliori maestri okinawensi provenienti da una cultura marziale samuraica
e usciva da una pratica severa maturata nella realtà della guerra sino-giapponese
dove per la sua audacia e destrezza raggiunse il grado di tenente. Motobu iniziò così
a prendere lezioni di karate dal suo avversario considerandolo il
proprio Maestro.
A seguito di questi nuovi
stimoli Motobu dovette rivedere l’importanza dei kata nella formazione
marziale, diventando esso stesso un forte sostenitore di tali pratiche, anche
se non in maniera “inflessibile”, la sua conoscenza si limitava ad un paio di
kata, egli apprese a sue spese l’importanza di tali esercizi che a quanto pare non abbandonò mai fino al
giorno della sua morte.
Kentsu Yabu, come anche Gichin Funakoshi riteneva, che i kata non
potessero essere trasmessi esclusivamente come succedeva negli esercizi formali
tipici delle scuole antiche di spada o di ju-jutsu giapponese che consideravano
i kata “esercizi fissi” e che pertanto dovevano essere tramandati immutati, ma
che solo la continua ripetizione nel tempo poteva dare la giusta rispondenza
della realtà applicativa.
Nel periodo di studio del Maestro Gichin Funakoshi nel karate,
nonostante fosse una pratica rigorosa e rispettosa delle tradizioni, le tecniche
venivano quasi sempre “adattate” alla struttura fisica del praticante: i
maestri di quel tempo erano molto attenti ad insegnare il karate ad ognuno in
base, appunto, alla sua struttura fisica, non solo, le differenze tecniche
erano anche date dalle singolarità dei maestri insegnanti, come la differenza
fisica che esisteva tra i due maestri di Funakoshi, Asato e Itosu, anche se gli
schemi dei kata erano sempre rispettati con dovuta perizia, all’occorrenza i
kata venivano allenati su entrambi i lati per diversi motivi: aumentare la
capacità di difesa e offesa con entrambi gli arti, per un maggiore sviluppo
simmetrico e per migliorare la circolazione energetica del Ki in tutto il corpo.
La storia dice che tra Funakoshi
e Motubu ci furono diversi disaccordi, in quanto il primo riteneva fondamentale
non modificare e alterare i canoni tradizionali dei kata, mentre il secondo era
dell’idea che i kata dovevano essere flessibili e adattabili alle situazioni di
lotta e che andava rifiutato e tolto ciò che era superfluo a tale scopo.
Dato il periodo di transizione
del Giappone e le forti spinte nazionalistiche, Funakoshi, conscio del grande
pericolo di abolizione che correva il karate, come tutte quelle cose non tipicamente
giapponesi, avendo maturato una buona conoscenza anche politica ed essendo un
grande “innovatore”, cercava di fare emergere dalla pratica fisica anche quella
parte “spirituale” che potesse dare una “nuova veste” al karate jutsu trasforma intelligentemente in
karatedo, via della mano vuota.
Nel 1926 Motobu pubblicò il suo libro “Okinawa Kempo Tode Jutsu” e
nonostante non risulti essere mai stato considerato “grande maestro” emerge che
egli collaborò con Yasuhiro Konishi del Jigen Ryu e con altri maestri del kenpo
amalgamando e fondendo diverse di queste tecniche insieme a quelle del suo
karate (Ti), ricevendo il consenso di molti maestri dell’epoca che gli
riconoscevano valide capacità di
sintesi e di applicazione alla realtà del combattimento reale, egli fu uno dei
primi maestri okinawensi a portare il karate in Giappone e anche in America,
1932 Motubu si recò alle Awaii per
conoscere dei suoi parenti e per diffondere il proprio stile di karate Motobu
Ryu.
Ciro Varone
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