Dove sono finite le proezioni del karate?




Il M° Funakoshi scriveva: “ …al contrario del ju jutsu, il karate può essere considerato un’arte “dura”, in cui non è fondamentale proiettare o attaccare un’ avversario; nondimeno, poiché la durezza esiste in quanto esiste la “morbidezza”, combinare le due cose risulta senz’altro vantaggioso, e la loro istintiva fusione per adeguarsi alla forza di un’ avversario può dare risultati sorprendenti”. Il Maestro attraverso delle fotografie pubblicate sul suo libro “karate Jutsu”, ci mostra acremente come utilizzare queste particolari tecniche nelle più disparate situazioni di lotta.
Tutti i maestri di karate sanno, o almeno dovrebbero sapere, che allenarsi a proiettare e a ricevere le proiezioni è un presupposto altrettanto fondamentale quanto sapere tirare un calcio, un pugno o fare una parata: per sviluppare le capacità di offesa e difesa è necessario ampliare le conoscenze e le probabilità condizionali della realtà.
Quando ci si imbatte in un combattimento vero, reale, non simulato, come quello del dojo è abbastanza probabile finire al suolo e rimanere bloccati con l’avversario addosso che ci impedisce di muovere o addirittura scarica una serie di pugni sulla nostra testa.
Ma allora perché la maggior parte dei karateka non si allenano su queste tecniche?
Sempre citando il M° Funakoshi vorrei aggiungere: “…le tecniche di proiezione vengono eseguite in relazione a un attacco, mai per iniziarlo…”, questo ci fa capire che il combattimento che pratichiamo oggi è un kumite unidimensionale che si sviluppa e si estende solo nella direzione del “toccare per primo” e dello scontro contro un’altra persona che si muove con tempo e tecnica simile alla nostra (praticanti di karate o addirittura dello stesso stile di karate).
Chiunque di noi si è trovato, per qualche motivo, a difendersi per strada o solamente a combattere con un buon wrestler non può negare che ha trovato difficoltà a sottrarsi dalle sue prese e a stabilire la propria distanza congeniale al suo combattimento.
Certo mi direte “io un buon lottatore non lo farò mai avvicinare alle mie gambe o al mio tronco, cercherò di colpirlo di pugno o di calcio prima che ciò avvenga”; tutto questo è vero, però state ugualmente attenti perché è ampiamente dimostrato che quando due contendenti di estrazione marziale diversa o che non combattono in maniera standardizzata si affrontano sia su un ring, tatami o per strada spesso il combattimento continua a terra, e al suolo potreste non essere preparati quanto lo siete in piedi!

Nel suo testo il Maestro parla di “attacchi da qualsiasi direzione e in qualunque direzione” questo ci fa intendere che non fa riferimento al kumite shiai, bensì al combattimento reale, da difesa personale dove appunto con questo suo libro anticipa sorprendentemente qualsiasi altro sistema moderno di autodifesa.
Il Maestro Funakoshi non prende in prestito, come fanno molte altre discipline, delle tecniche di proiezioni dal judo o dal ju-jutsu come sei o nage, uchi mata, o soto gari e così via, che sono pure tecniche valide ma comunque già di estrazione “sportiva” e che funzionano solo se applicate contro qualcuno che si muove e combatte come un judoka. Ancora una volta questo straordinario innovatore utilizza tecniche che sono racchiuse nei kata del karate ma con una singolare capacità di adattarle al contesto e alla situazione ambientale legata all’ipotetico scenario di dove avviene o potrebbe verificarsi lo scontro, questo modo di intendere la lotta a me piace chiamarlo “tridimensionale”.

Facendo un’accurata ricerca e allenandomi a mia volta con esperti di altre discipline ho potuto verificare che queste tecniche proposte dal Maestro Funakoshi sono tecniche attualissime che si discostano nettamente da quelle dettate dai regolamenti sportivi e federali del judo, lotta libera e sub mission. In questo senso le tecniche che ci propone nel libro sopra citato si sviluppano nella direzione del combattimento totale e senza regola come era ai primordi dello sviluppo del karate. Le tecniche che ci propone il maestro sono:
• Nejidaoshi- torsione verso il basso, leva al gomito dell’avversario, riscontrabile anche in bassai- sho,nijushiho, tekki, e numerosi altri kata
• Kurasiwa- anello di catena- inserendo un vettore scomponente nell’attacco alto dell’avversario si spezza la sua linea di forza e si colpisce in due punti dolorosi delle braccia (kyusho), riscontrabile nel kata bassai dai
• Taniotoshi- caduta dalle valle- triangolo al corpo dell’avversario con proiezione di testa al suolo, tecnica utilissima contro le prese al corpo,riscontrabile nel kata chinte.
• Yaritama –infilzare la palla, utile per difendersi da attacchi alti e da prese improvvise al corpo: questa tecnica viene molto utilizzata nei nuovi sistemi di difesa personale come il krav maga, kapap, jet kune do, brasilian ju-jutsu.

Vorrei concludere questa mia esposizione con altre frasi del Maestro Gichin Funakoshi il quale scrive: “…pertanto, rimanendo nell’ambito della ragione, quanto più si assimilano i movimenti formali, tanto meglio si riuscirà a reagire con naturalezza ed efficacia gli attacchi da qualsiasi direzione e in qualunque situazione”.

Ciro Varone


KARATE DOJO TAKAHASHI
Tel. 347/6954443 Maestro Gianni Vittonatti
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