Domanda:
"ALLA RICERCA DELL'ENERGIA" Avendo letto attentamente ciò che il Maestro Ilio Semino ha scritto a proposito dell'energia vitale, ma prima ancora, avendola "vista" con i miei occhi allo stage del 2 febbraio, adesso mi domando: è giusto o non è giusto avviare questa ricerca quando ancora non si è giunti alla "cristallina" esecuzione delle tecniche che siano esse di Kihon, Kata, Kumite? Si può imparare a farla "fluire" parallelamente alla ricerca di perfezione, indirizzandola in aiuto alla stabilità delle posizioni; alla concentrazione nell' esecuzione; alla velocità nel Kumite; alla leggerezza nei movimenti?...Credo già di sapere la risposta, ma sarebbe fantastico poter "usare" qualcosa che è già nostro per imparare qualcosa che dobbiamo far diventare nostro."
Evi

Risposta:
Rispondo con piacere alle domande di coloro che non "chiudono"con il karate alla fine dell'allenamento ma lo portano dentro anche durante i momenti della loro vita giornaliera.
Infatti raramente rispondo a domande tecniche, poichè penso che i dubbi di questo genere vadano affrontati nell'unico modo per essere risolti: nel dojo durante l'allenamento.
L'amica Evi (approfitto per porgerle i miei saluti), invece, pone un quesito fondamentale che ho già anticipato nella mia e-mail precedente:
quello della necessità di passare attraverso la pratica corporea per raggiungere una dimensione superiore. Tutte le discipline che ricercano le dimensioni superiori passano attraverso una sorta di pratica. Mi vengono in mente lo Zen, lo Yoga, gli Asceti, i Guru, i Monaci buddisti, gli Sherpa, le Religioni stesse, senza distinzione, chiedono il sacrificio del corpo per comprendere ed avvicinarsi a quella che è la loro Verità.
La conoscenza del proprio corpo, la precisione dei gesti, il raggiungere e superare, se possibile, i propri limiti sono tappe indispensabili per "sentire" la quarta dimensione.
Ma torniamo a noi, mortali karateka incalliti.....
E' soltanto quando si arriva ad una precisione tecnica assoluta che si avverte la necessità di trovare qualcosa che ci consenta di migliorare ancora; ma attenzione, bisogna essere certi che quanto abbiamo raggiunto sia effettivamente il MASSIMO che possiamo ottenere dalla nostra tecnica, e non una nostra presuntuosa valutazione, magari dettata dalla voglia di "fare qualcosa di diverso"....e mi addentro in una analisi che non so se riuscirò a illustrare con le parole come la sento io.....e, tanto per cambiare torno ai kata....
Tutti sanno che "kata" significa "MODELLO"...ma come direbbe l'amico Max De Luis "modello.... de chè????" Secondo quanto sono arrivato a comprendere sono il "modello a cui ci dobbiamo riferire per il raggiungimento della conoscenza tecnica". Ogni kata contiene in se gesti che richiedono sacrificio impegno e studio per essere perfezionati. A volte sono gesti molto evidenti, pensiamo alle posizioni, ai salti, alle tecniche inusuali e specifiche di un esercizio...a volte sono nascosti, e devono essere trovati. TROVATI da noi stessi, non appresi da altri. Allora il modello acquista importanza: stiamo modellando il nostro corpo ad effettuare la tecnica richiesta che abbiamo trovato "nascosta" tra gesti consueti e conosciuti, che non era evidente e che, nelle nostre precedenti analisi del kata, non avevamo "visto".
Era "nascosta", in modo che solo chi riusciva a guardare più attentamente, poteva scorgere. Questa circostanza, se avviene, ci fa comprendere che stiamo superando una dimensione, che, acquisito il livello di SHU (imparare-riuscire), stiamo passando da HA (copiare-imitare) a RI (cercare-trovare). Attraverso questa ricerca, che rimane sempre circoscritta nella sfera "tecnica", ci accorgiamo che possiamo fare di più di quello che abbiamo fatto finora, ed il modello diviene per noi un "modello di ricerca". Per questo, una volta, si trascorreva molto tempo nello studio di un solo kata: perchè si doveva superare l'aspetto esteriore dell'esercizio ed imparare a leggere nella sua struttura tecnica ed applicativa, cosa che rende l'esercizio stesso molto più importante di una semplice "combinazione di tecniche preordinate da eseguirsi in un ordine preciso in maniera dinamica ed equilibrata, mantenendo un ritmo adeguato"...come richiesto nelle gare.
E poi... Oggi si tende ad imparate TUTTI i kata...ma quali e quanti sono TUTTI i kata?
Quelli della scuola che frequentiamo (shoto, shito, goju, wado...RYU)?
Quelli dell'area di appartenenza della nostra scuola (Shorin -Shorei)?
Quelli di Shuri piuttosto che quelli di Naha...e quelli di Tomari li mettiamo in omaggio...I kata sono pressochè infiniti: perchè la tecnica è infinita.
Il kata per diventare veramente un modello deve appartenerci, appartenerci in tutte le sue componenti: tecniche, gestuali, ritmiche, pratiche, filosofiche, storiche, culturali... l'esecuzione di un kata deve diventare l' INTERPRETAZIONE del kata, dove inseriamo la nostra personalità, le nostre emozioni, i nostri stati d'animo, le nostre ansie, i nostri difetti, le tensioni. Fino ad arrivare ad interpretarlo con serenità, per soddisfare solo e soltanto il nostro desiderio di ricerca introspettiva, senza essere condizionati dal giudizio. E questo lo possiamo ottenere solo grazie ad una costante concentrazione, ad un continuo impiego della nostra mente.
In questo modo si migliora l'esecuzione di fondamentali, dei kihon kumite, e si migliora la consapevolezza dei nostri gesti.
Dopo di che.....cara Evi, è proprio come dici tu: sai già la risposta...Non ci sono tecniche segrete che ci permettono di imparare ad incanalare e utilizzare la nostra energia, ma sarà la nostra mente che, controllato perfettamente il nostro corpo, si unirà a questi per ottenere un risultato sempre più alto. Fino ad arrivare al superamento della tecnica ed a ricercare l'intervento dello spirito, del KI, di quell'energia che soltanto l'unione perfetta tra la mente ed il corpo riuscirà a fare manifestare.
Continua così e ricorda che ..."le avversità colpiscono quando c'è rinuncia" (Funakoshi)


KARATE DOJO TAKAHASHI
Tel. 347/6954443 Maestro Gianni Vittonatti
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