
A seguito di quanto scritto sullo stage del 02 febbraio ad
Ivrea il Maestro Semino ha voluto precisare quanto segue. Ringrazio il Maestro
perche' ancora una volta ci aiuta e guida nell'arduo cammino delle Arti
Marziali.
"Ritengo che un insegnante di un'arte (seppur
marziale), quale presuntuosamente mi ritengo, debba, prima di tutto, rispettare
i suoi discepoli.
Fatta questa premessa penso che la prima manifestazione di
rispetto sia quella di acquisire una certa maestria tecnica relativa all'arte
che si insegna (il pittore deve disegnare bene, il musicista deve essere
intonato, ecc. Non si può dire di essere maestri in una cosa che non sappiamo
fare bene). Ottenuto questo privilegio si deve imparare a trasmetterlo agli
altri e provare a far sì che questi divengano a loro volta abili e capaci (non
si può dire di essere maestri di una cosa che sappiamo fare solo noi).
In secondo luogo bisogna acquisire una certa credibilità,
esercitare un certo fascino, che ci consenta di essere seguiti nella strada che
indichiamo. Senza questa dote possiamo predicare la più perfetta delle verità
che nessuno ci ascolterà, mentre con essa potremo trascinare gli altri anche a
commettere le più scellerate nefandezze (Hitler insegna...Il carisma deve
essere per noi una responsabilità sociale).
Poi dobbiamo restituire ai nostri seguaci la fiducia che
essi ci concedono: dimostrando la nostra volontà di migliorare, di lavorare e
studiare in maniera da garantire loro una guida sempre aggiornata e meritevole
di camminare davanti ad indicare il percorso (gli allievi si allenano e
migliorano ed il maestro deve allenarsi e migliorare. Le chiacchiere non
riempiono la pancia....)
A questo punto, se tutte le precedenti esigenze sono state
rispettate, potremo passare ad elevare il livello di insegnamento a qualche
cosa che superi la tecnica, l'abilità, il vigore fisico, e che ci consenta di
condurre gli adepti ad una dimensione più profonda e meno evidente: quella di
conoscere le nostre doti nascoste e capire come farle manifestare.
Lo studio della trasmissione dell'energia ha affascinato gli
uomini sin dai tempi della pietra: veggenti, guaritori, medium, astronomi ed
astrologi, sciamani e maghi, stregoni e predicatori, tutti hanno vantato la
capacità di incanalare e saper indirizzare la loro energia....
Noi, molto più modestamente, cerchiamo di utilizzare la
nostra energia (quella che tutti i vivi possiedono, senza aver fatto nulla per
meritarlo...) per effettuare le nostre tecniche di karate in maniera più
completa.
L'energia nasce dall'addome, attraverso la respirazione e la
concentrazione, e si può provare ad applicarla soltanto se la tecnica è
assolutamente cristallina. ma sono altrettanto importanti la posizione,
l'equilibrio, la capacità di coordinare i movimenti.
Molti appassionati del karate "spirituale",
"mentale" (non so quale sia!!!) mi chiedono di imparare questo.
Ovviamente devo rispondere loro che prima di questo ci sono i kihon, i kata, i
bunkai, il kihon kumite...insomma una infinità di cose tecniche da imparare ed
approfondire, che prima deve lavorare il corpo, imparare ad obbedire alla
mente, muoversi con disinvoltura..e poi, forse, per qualcuno ci sarà
dell'altro, l'unione di mente corpo e spirito, shin ki tai.
Io propongo certi allenamenti alle classi che, perdona la
presunzione, secondo me lo meritano. Non perchè sono bravissimi o campioni, ma
perchè ascoltano, apprezzano... e... provano a capire. Non c'è uno sciroppo od
una pillola che consenta di imparare ad usare il ki. E' la seria pratica di
tutti i giorni, la ricerca propriocettiva, l'introspezione.
Sono i dubbi, le difficoltà e le incertezze. Sono lo studio
attento e la certezza che la strada sia giusta, fino a prova contraria. E
quando la prova è contraria sono la ricerca della strada nuova e della rimessa
in discussione delle nostre convinzioni...
Poi un giorno, con la tecnica che tende a migliorare e la
guida giusta, avviene un cambiamento, una manifesta consapevolezza del sè, la
serenità naturale del gesto, della respirazione, del kime. In una frazione di
secondo, o in un tempo indefinibile, si comprende, e, se si ha VERAMENTE
compreso, non si scorda più. Tantissimi hanno compreso, pochissimi hanno
VERAMENTE compreso....
IS
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