
Saluto, mos et usus
Al giorno d'oggi siamo così assuefatti da questo rito che
quasi più nessuno si ferma a riflettere cosa veramente sia e come andrebbe
compiuto!
Nelle arti marziali il cerimoniale del saluto è sempre più
svilito, e anche quando lo si pratica avviene controvoglia quasi fosse una
perdita di tempo, eppure l'aspetto spirituale è attinente alla pratica marziale
che da sempre ha estrinsecato un forte connubio tra corpo (tai), mente (shin) e
spirito(ki).
Si verifica così che anche praticanti di alto grado davanti
a tale esercizio si comportano come se fossero dei novizi senza sapere
esattamente cosa fare e/o dire; creando con il loro comportamento una perdita
del valore "dell'osservanza del cerimoniale", in latino mos et usus.
In un sistema gerarchizzato di questa natura le buone
maniere dovrebbero essere la base dove poggiare la crescita morale, filosofica
e tecnica del praticante.
Nella pratica non bisogna mai perdere di vista il concetto
di educazione, dal latino educere, "far uscire": l'arte marziale per
essere educativa deve porsi l'obiettivo di "fare emergere" dall'uomo
le sue capacità per rapportarsi con "l'altro" e con l'ambiente
circostante.
Il saluto è uno strumento pedagogico tra i più interessanti
per avvicinare gli adepti a questa forma di educazione marziale, il miglior
metodo per far apprendere loro il giusto atteggiamento da tenere prima, durante
e dopo la pratica.
I samurai mentre si esercitavano per divenire più forti e
micidiali, parallelamente si sforzavano per evolversi spiritualmente. Per
prepararsi alla morte applicavano oltre al bushido (codice d'onore del
guerriero) anche il concetto filosofico di saho (buona educazione, decoro e
rispetto).
Il budoka dovrebbe essere sempre attento a tutto ciò che fa,
in ogni azione è obbligato a ricercare la massima efficacia e concentrazione,
anche nei gesti più banali di vita quotidiana figuriamoci quindi nell'atto del
saluto.
Non comprendendo alcuni particolari del saluto si tende ad
eseguirlo in modo disordinato e poco attento, ad esempio: per alcuni
praticanti è insignificante poggiare la mano o il piede destro prima del
sinistro e viceversa, ma i cultori dell'arte marziale sanno che nell'etichetta comportamentale
del samurai, che oltre ad essere fondata sulle buone maniere era anche un modo
per prevenire qualsiasi attacco improvviso da parte del nemico, la mano destra
doveva essere sempre pronta a sguainare la katana e pertanto gli oggetti
venivano posti sempre con il braccio sinistro al fine di essere sempre pronti ad
ogni evenienza.
Il saluto è parte fondamentale dell'arte marziale, penetrare
il suo significato è un modo per trascendere l'arte stessa.
Quando ci concentriamo nella posizione di seiza siamo nella
dimensione dove non esiste temporalità, un parallelismo che aiuta a comprendere
l'arte del combattere; Nishida Kitaro, a proposito del luogo, campo (basho)
dice: "voi non siete una sostanza personale che legifera sui fenomeni, ma
un campo in cui succede qualcosa", in questo senso il saluto (rei) non
vuole dire esclusivamente la realizzazione di un cerimoniale codificato,
piuttosto predisporsi mentalmente e spiritualmente ad apprendere attraverso il movimento
del corpo, in giapponese "taikai".
M° Ciro Varone
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