
Sensibilità Marziale
Nel corso dei secoli l’uomo si è “adattato” alla natura attraverso l’arte della sopravvivenza e
della conservazione: tutto questo è avvenuto per mezzo della percezione che ha
contribuito allo sviluppo della coscienza singolare e sociale permettendogli di
raggiungere mete veramente alte in tutti i campi.
Con l’avvento della civilizzazione e della tecnologia moderna la sensibilità si sta sempre più
smarrendo, cosicché, oggi, siamo sempre più “prepotenti e dispotici” e sempre
meno disponibili ad apprendere attraverso il collegamento dei cinque sensi e
del sistema sensoriale; capacità questa fondamentale per “trasferire” un’ ampia varietà
di stimoli, visivi e sensoriali dai quali dipende la nostra
“sopravvivenza” come pure il nostro benessere quotidiano.
Una prerogativa della pratica
delle arti marziali è quella di rendere l’uomo particolarmente “aperto” ad
apprendere e interagire con i propri simili e a sapersi “ascoltare dentro”:
questo è ciò che nel budo viene definito Jin (sensibilità).
In una società “maschilista e ingiusta ” come la nostra, la sensibilità
molto spesso viene concepita come sintomo di debolezza o
prerogativa femminile e pertanto, nell’ambito del contesto marziale, è
considerata un impulso negativo per il “guerriero” perché potrebbe fare
emergere possibili “punti deboli” (suki) e quindi facilmente “attaccabili”:
ma lo stereotipo di guerriero senza
punti deboli e senza paura non è mai stato l’obiettivo della pratica, anzi,
l’arte marziale accetta l’idea della caducità umana, ma, appunto, attraverso la
pratica “tende” a rafforzarne lo spirito di lotta, di capacità di adattamento e
di trasformazione, poiché l’arte stessa è in continua trasformazione e per
potersi perpetrare nei secoli necessita di “penetrare” nell’uomo e per fare ciò
l’essere umano deve essere assorbente e sensibile.
Così la sensibilità diventa
una componente essenziale nella formazione del guerriero che si addestra alla
guerra e alla sopravvivenza sua ma anche dell’arte stessa e della propria
specie: il budoka moderno prepara le armi del proprio corpo in un periodo di pace
e attraverso l’addestramento del “sentire” le cattive intenzioni altro
non fa che accrescere la volontà per
“fermare la guerra” (bu-do), il movimento del corpo “costringe” la psiche a
“sgombrare” dal proprio “archivio genetico” le primordiali paure esplorandole e
rendendole naturali e “indolore”.
Mano a mano tutto si dissolve e la verità viene a galla, si percepisce per
“abbattere e costruire” un’anima psichica che, sgombra dalle
pregiudiziali paure, porta l’essere umano a sopraelevarsi
raggiungendo un livello di coscienza necessario da salvarlo dalle successive insidie
moderne.
Ciro Varone
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