
Sochin (la grande calma)
L’origine di questo kata è incerta, sochin conosciuto anche con il nome di Hakko (la
grande vittoria) di Naha-te è un kata praticato nello shotokan e nello
shitoryu.
Inizialmente si accreditava la paternità a Arakaki
sensei.
Il maestro Masatoshi Nakayama capo della
JKA, per screditare Yoshitaka Funakoshi, dichiarò che fosse una invenzione di
Yoshitaka, ciò nonostante il suo enbusen sembra che derivi da una fusione di più kata.
Un’altra teoria afferma che Yoshitaka avrebbe
appreso il kata da un anziano maestro (il vecchio che chiese a Funakoshi
padre di mostrargli prima di morire il suo kata segreto?).
In quell’ occasione, come ho già avuto modo di evidenziare in altri scritti,
Gichin Funakoshi delegò il figlio Yoshitaka
ad apprendere questo kata e lui solo era a conoscenza della versione originale,
in quanto l’anziano maestro lo insegnò anche a un’altra persona ma celandone il
senso e modificandone i movimenti: le
due versioni shotokan e shitoryu sono completamente diverse, sia nelle
posizioni che nelle tecniche di braccia.
In un’ intervista rilasciata dal M° Kase
si disse che quando il M° Shirai si recò ad Okinawa per studiare e perfezionare
i kata shorin e shorei, alcuni maestri del posto, come è usanza locale,
chiesero al M° Shirai di mostrare il
suo kata preferito; il maestro mostrò loro Sochin
e sensei Kase dichiarò in questa intervista che questi maestri Okinawensi
rimasero colpiti esclamando “ma questo
è Samurai Sochin”, e dissero che secondo loro ciò che avevano visto esibire dal M° Shirai
era un kata molto antico che pensavano fosse andato perso.
Sochin è un kata molto faticoso da praticare, composto da quaranta movimenti che
si alternano in tecniche di potenza e velocità dalla durata circa di un
minuto, ma pure di grande tensione
muscolare, infatti, la posizione fudodachi (sochindachi) è una
posizione molto difficile da dominare che però se ben allenata prepara il corpo
a difendersi da attacchi provenienti dalle otto direzioni e anche contro più
avversari senza dare loro il tempo di contrattaccare (tanintsu kakari).
Particolare di questo kata è l’ nukite jodan
portato alla gola e il doppio lavoro sulle tecniche di braccia, jodan
uratsuki e naiwan ineri uke che assomiglia molto ad alcune tecniche di
shorinjiryu e di altri stili di lotta cinesi. Le tecniche di jodan uke e gedan
uke, che vengono ripetute più volte nel kata, ben si prestano per essere
interpretate oltre che come parate anche come tecniche di spostamento del
baricentro e di proiezione dell’avversario: l’azione delle braccia deve
esprimere un movimento molto ampio a forma di arco e l’obiettivo del kata è
prendere coscienza del bersaglio in uno stato di grande tensione ma allo stesso
tempo di rilassamento (zanshin).
Ciro Varone
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