
Tokon
Nei diversi stage ai quali intervengo, quando mi capita di
mostrare alcune tecniche particolari di applicazioni
dei kata shotokan, sovente alcuni maestri, per lo più
inesperti di bunkai, mi dicono “ma questo non c’è nel kata, ma questo
è jujitsu, judo o krav maga…”.
Se quando applichiamo la tecnica di un kata siamo in
grado di inserirla in un contesto diverso del dojo e del kumite “unidimensionale,” e
pensiamo alla conformazione del nostro oppositore che evidentemente cambia da persona a persona
in base ad altezza, peso, età, sesso, allora siamo in
grado di capire che la stessa tecnica nella attuazione reale
cambia a seconda delle immaginate caratteristiche su esposte.
Ciò che ognuno di noi deve comprendere è che il kata non ci trasmette esclusivamente una
serie di tecniche alle quali ci dobbiamo attenere anche nella applicazione;
queste arcaiche forme ci trasferiscono “l’idea” di una strategia di
lotta, di uno spirito di lotta (tokon) mutabili, appunto, a seconda
delle esigenze dello scontro partendo dal presupposto che nelle “ arti del
budo la sopravvivenza e di conseguenza l’efficacia hanno la precedenza sulla forma”.
La parata di bo uke che per esempio troviamo nel kata
jitte può essere intesa anche come un tsukami uke alla gola
dell’avversario e se fossimo un donna
esile che si trova dinnanzi ad un uomo grande, forte e arrabbiato la stessa
tecnica potrebbe essere un kokouke agli occhi per accecare l’avversario. Chi
di noi ha capito questo “messaggio di spirito combattivo” ha sicuramente
una conoscenza concreta di come va inteso il bunkai ojo dei kata.
Nella foto sopra il M° Funakoshi
applica alla gola dell’avversario la tecnica in discussione, si può dire
che il Maestro praticasse altre discipline? Forse si e forse no, una cosa è
certa in quel epoca la cosa più importante era sopravvivere .
kanji tokon (spirito di lotta)
Ciro Varone
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